La dissoluzione delle società nei loro governi è qualcosa che sta avvenendo sotto i nostri occhi…
…. Questo governo, di cui trionfa il concetto, ogni giorno fa avvertire la sua esistenza, ogni giorno parla di sé e si rende visibile in tutti i modi. Elogia quotidianamente le sue attività e le funzioni in cui si estrinseca il suo essere in maniera indecorosa. Come se si potesse ammirare un individuo che si vantasse ogni giorno delle sue funzioni corporee….
Insomma fa i suoi bisogni in pubblico: orribile….
…. Un punto indiscusso è infatti che tu debba essere governato. Bisogna quindi riportare questo industrioso concetto a ognuno di noi che ne formiamo l’oggetto, e chiedere se ci riteniamo veramente tanto inferiori e incapaci. Chi di noi direbbe: “Io voglio essere governato”? Insomma, se gruppi di miserabili gridano “Vogliamo un governo”, in realtà, presi individualmente, nessuno di loro vorrebbe essere governato. Vorremmo solo amministratori del nostro comune patrimonio, che i politici chiamano società per meglio impadronirsene….
…. Per gli officianti della politica noi siamo anime morte. Possiamo parlare solo attraverso di loro. (Ma la politica e i suoi sacerdoti aspirano a farci anche pensare attraverso di loro). Essi sono come imbuti attraverso cui passano i nostri lamenti già trasformati in liete marcette. Essi vorrebbero ‘rappresentare‘ la mia esistenza, io dubito della loro….
…. E trovo che chi amplia se stesso, chi arriva ad afferrare nell’unità di se stesso tutto quello che vi è, e a trasformare ciò che egli è in ciò che egli ha, non può piu’ tenere in qualche conto i propri simili. Io sono tutti i miei attributi. Che io sia non basta, devo avermi…
…. “Io mi possiedo” diventa il suo punto do forza e ciò attraverso cui può riappropriarsi anche del potere di autorappresentarsi.

Brani estratti dal capitolo De Gubernatione del libro Della Misantropia (uscito oggi), di Manlio Sgalambro, Edizione Adelphi.