“Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio, che gli osservatori ci attribuivano, dei poteri forti”. Mario Monti, nel messaggio in videoconferenza durante il congresso nazionale dell’Acri a Palermo, fa il punto sull’esecutivo tecnico che, dice, al momento “non incontra i favori di un grande quotidiano che è espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria” . Che attacca sull’approccio in merito alla riforma del lavoro “sottovalutata in Italia soprattutto da coloro, come il sistema delle imprese, che ne sono e ne saranno i principali beneficiari e che forse non hanno colto come aspetti considerati tabù fino a 4-5 mesi fa siano stati infranti e scardinati”. 

Il presidente del Consiglio analizza anche la situazione del paese, che nell’ultimo anno “ha attraversato momenti difficili che non sono purtroppo dietro le spalle”. Una situazione critica a cui il governo ha reagito con un piano di riforme che “hanno infranto dei tabù rimasti intoccabili fino ad ora in Italia, cito per tutti per la riforma delle pensioni” nonostante talvolta l’opinione pubblica non ne colga “lo slancio riformatore” . “Non posso negare che avremmo potuto fare di più e meglio”, dice, ma aggiunge che “molte delle riforme sono state messe a punto con incisività”. 

A livello comunitario il premier loda la Germania che ha agito tempestivamente sul “rigore dei conti pubblici” e ha tracciato la strada anche per gli altri paesi. Però rilancia l’idea invisa a Berlino degli eurobond, una proposta che è bene mantenere sul tavolo e che non diventi “elemento di divisione tra paesi che devono dare prova di coesione” e ribadisce che “i paesi membri dell’Unione europea devono esprimere nell’immediato  la volontà di preservare la moneta unica”. Infatti secondo Monti “c’è una mancanza di fiducia nel sistema della moneta unica” ed è necessario “spezzare questo circuito vizioso tra la vulnerabilità del sistema bancario e la crisi del debito sovrano”. Il presidente del Consiglio chiede anche all’Europa di aiutare gli Stati “già impegnati nel consolidamento fiscale” a riassorbire i debiti pubblici visto che “hanno varato incisive riforme strutturali creando un complemento che renda più facilmente attuabili le disposizioni del fiscal compact”.

Monti interviene anche sulla finanza internazionale, convinto che bisogni “spezzare il circolo vizioso fra vunerabilità del settore bancario e crisi del debito sovrano” ed “è necessario considerare meccanismi che consentano di agire per ricapitalizzare gli intermediari bancari con forme che coinvolgano meno direttamente gli Stati membri con effetti sui loro debiti pubblici”. Anche in questo caso, la soluzione passa dall’Europa che “deve procedere verso l’unione bancaria”.