Mario Monti arriva a Bologna e subito sotto le Due Torri si annuncia una doppia contestazione. Il premier sarà in visita in città il 16 giugno e i movimenti bolognesi, da sempre contrari al “governo dei banchieri e della finanza”, non stanno perdendo tempo, lanciando da subito le loro contro iniziative di protesta. A cominciare da un corteo che partirà dalla centralissima Piazza Nettuno e tenterà di entrare nel teatro dove Monti sarà intervistato, l’Arena del Sole. Seicento metri in linea d’aria che il centro sociale Tpo vuole percorrere con una manifestazione la più partecipata possibile, per poi chiedere parola, anzi pretenderla. “L’incontro si chiama il Futuro dell’Italia  – spiega Gianmarco De Pieri del Tpo – ma non sarà Monti assieme ai suoi due intervistatori a decidere per noi. Vogliamo prendere il microfono e dire la nostra”. Con gli attivisti del Tpo anche il comitato No People Mover e i giovani di Rifondazione Comunista.

Parallelo al corteo del Tpo partirà un cacerolazo a cui parteciperanno molte realtà cittadine, dai collettivi universitari al centro sociale Crash, per finire con Santa Insolvenza, il sindacato di base Usb, i comitati per l’acqua pubblica e altri gruppi. “Portiamo in piazza pentole, padelle, fischietti e facciamo sentire a Monti il nostro sdegno”, recita il manifesto di lancio dell’evento che nei piani degli organizzatori fra pochi giorni tappezzerà tutta la città.

Movimenti cittadini separati quindi. Da una parte il Tpo che tenterà di “prendere parola” di fronte a Monti, dall’altra tutta quella galassia movimentista e non che vede nell’attuale Presidente del consiglio un personaggio da “cacciare con tutto il rumore di cui sono capaci i movimenti per la dignità e la giustizia sociale.” Un cacerolazo in stile argentino con pentole e padelle, appunto. Due posizioni che però in qualche modo concordano nella contestazione del governo tecnico, “capace di fare in pochi mesi quello che in 10 anni Berlusconi non ha saputo nemmeno immaginare”. Il 16 è previsto l’arrivo sotto le Due Torri anche di attivisti da un po’ tutta l’Emilia Romagna. Danno per certa la loro presenza gruppi da Rimini, Modena, Reggio Emilia e Parma.

“C’è un vuoto politico che vogliamo occupare e non lasciare alle destre”, spiega un attivista all’assemblea pubblica chiamata del Tpo ieri sera in Piazza San Francesco. Presenti 150 persone, compreso esponenti della maggioranza di centro sinistra che governa Bologna. Si vede la consigliera comunale di Sinistra e libertà Cathy La Torre, prende parola il coordinatore di Sel Luca Basile. “Ci sono alcune domande che chi intervisterà Monti non avrà il coraggio di fare. Le voglio fare io allora”. Prima domanda: “Lei pensa che la ricostruzione delle abitazioni colpite dal sisma debba essere garantita da assicurazioni private?”. E poi via via le altre 9, sul modello delle 10 domande che il quotidiano Repubblica fece a Berlusconi, “e che invece questa volta non farà a Monti”. Sel non ha ancora deciso se scenderà in piazza, “c’è tempo, ne dobbiamo ancora parlare”, spiega Basile. Contatti, spiegano gli attivisti del Tpo, ci sarebbero anche con la Fiom. Nelle prossime due settimane si capirà se alla contestazione parteciperà anche il sindacato di Landini, e nel caso con quali modalità.

Negli scorsi giorni in città si sono tenute altre assemblee, a cominciare da quella degli attivisti di Santa Insolvenza, da sempre in polemica con le politiche di austerità di un governo tecnico che hanno contestato negli scorsi mesi con varie iniziative. “Apprendiamo la notizia dell’arrivo del Presidente Monti nella nostra città. Lo accoglieremo –  recita un sarcastico comunicato di Santa Insolvenza –  con tutto l’entusiasmo che deriva dalle splendide trasformazioni che sta apportando alle nostre vite sempre più precarie e ricattabili. Facciamogli sentire la nostra vicinanza e il nostro caloroso ringraziamento”.