Se è vero, come si dice nel giornalismo, che un cane che morde un uomo non è una notizia, ma un uomo che morde un cane sì, qui siamo nell’ambito della notizia più classica, da manuale: in piena crisi occupazionale stanno nascendo in giro per l’Italia gli “uffici di scollocamento”. Non avete letto male, proprio “scollocamento”, contrapposti a quelli che il lavoro dovrebbero trovartelo, dunque utili per chi voglia disoccuparsi. Anzi, come specificano in lungo e in largo gli autori del saggio omonimo da cui tutto è nato (“Ufficio di scollocamento”, Simone Perotti – Paolo Ermani, Chiarelettere, maggio 2012), per scendere dalla ruota del criceto e cambiare vita.

Il contratto tra individui e Sistema è saltato, sostengono gli autori. Uno dei due contraenti si è sfilato unilateralmente dagli impegni assunti. Mentre ognuno di noi mantiene le promesse lavorando ogni giorno, per dieci ore, per sei giorni a settimana, per una vita intera, con tre sole settimane di vacanza, pronto a ingoiare rospi in ufficio, a tollerare caos e smog nelle città congestionate, a mettere da parte aspirazioni personali per partecipare alla crescita del Pil. Il Sistema non garantisce più a tutti il posto di lavoro (nei recenti settant’anni, hanno tutti trovato una collocazione, anche se non erano dei fuoriclasse), la pensione non ce la daranno (lo tsunami generazionale dei baby-boomers sta arrivando all’età della pensione e farà saltare il banco), la spesa sociale è appena stata ridotta da 2,5 miliardi a 0,5, e via così. “La cosa più triste non è solo la rottura del contratto – spiega Simone Perotti – ma il fatto che noi continuiamo a onorarlo anche senza contropartita”. Le mamme e il sindacato, in effetti, continuano a spingere i giovani a laurearsi, fare dottorati, cercare il “posto a tempo indeterminato”, ma i prelievi sullo stipendio serviranno a creare una pensione che sarà dura avere: “Oppure che avremo dopo che saremo morti, visto che aumentano di continuo l’età pensionabile,” commenta ironico Perotti. Meglio farsi dare tutti i soldi, forse, e per la previdenza vedersela da soli. I tempi cambiano.

Millenarismo e catastrofismo, accusano alcuni. Semplice osservazione della realtà, ribattono i sostenitori. Certo è che in Italia gli uffici di scollocamento stanno nascendo e iniziano a operare. Ma cosa sono effettivamente? “Percorsi di informazione e formazione. Occorre che la gente, per lo più ignara, che continua a svolgere il proprio dovere come se niente fosse, sappia che la nave sta affondando, bisogna mettersi in salvo”. La ricetta per imparare a cambiare vita prevede un percorso culturale tra filosofia, psicologia, ma anche artigianato e fonti rinnovabili. Un cocktail di Latouche e Socrate, con una spolverata di Geppetto. “Non siamo più capaci a stare soli, a godere senza denaro. Ma siamo anche incapaci a fare alcunché con le mani, a riusare, aggiustare. Così, cambiare vita è durissima. Bisogna riformarsi, studiare, andare a fondo. Il cambiamento è dentro” argomenta Perotti. Tesi tanto ambiziosa quanto affascinante, che un po’ di curiosità e di speranza la offre.

Ma se uno abbandona il lavoro alla ricerca di una vita meno stressata, come campa? “Muore di fame. Almeno se non cambia vita – continua – . Occorre uscire dal sistema di questo capitalismo consumista. Là fuori c’è una vita a impatto inferiore, sia ambientale che economico, che richiede meno stress e soldi per essere vissuta, che è assai più ricca di soddisfazione e orgoglio nell’autoproduzione alimentare ed energetica, vivibile in luoghi dove abitare e nutrirsi costa un decimo, dove può rinascere anche il senso esistenziale che abbiamo perduto. Grazie agli altri”. E in effetti “Ufficio di scollocamento” spinge forte sul tasto della rigenerazione della comunità, che in migliaia, assicurano gli autori, stanno già sperimentando. Condividere case (cohausing), oggetti (baratto), mobilità (car sharing), servizi, orti, energia, per vivere con meno denaro, più liberi, controcorrente. Non sarà un rigurgito post-sessantottino? La nave sta effettivamente affondando, ma la politica vuole che noi saliamo a bordo, incurante che poi la nave rischi di inabissarsi. “Come nel caso di un recente naufragio,” conclude Perotti “migliaia di persone si sono salvate disubbidendo al comando, che tardava a dare l’ordine del ‘si salvi chi può’. Noi siamo nella stessa condizione. Se non ci rimettiamo in marcia individualmente, costruendo un altro schema di vita, rischiamo di fare una pessima fine”.

 

I prossimi appuntamenti di presentazione del libro

07/06/2012, 18.30, Lucca
, Libreria Ubik di Lucca

08/06/2012, 20.00, Parma, 
Associazione Ventoinpoppa, viale Piacenza 83.

13/06/2012, 18.00, Frascati, 
Libreria Mondadori Cavour, 18, Piazza Gesù