A Cunardo, in provincia di Varese, torna la festa popolare antileghista. Dopo la prima edizione dello scorso anno, sabato 30 giugno e domenica 1 luglio, in concomitanza con il congresso federale della Lega Nord che dovrebbe sancire il passaggio del partito dalle mani di Umberto Bossi a quelle di Roberto Maroni, viene riproposta la manifestazione nata in contrapposizione al leghismo e alle sue derive.
“Negli anni passati – spiegano gli organizzatori dell’evento -, il leghismo ha cercato di trasformare le tradizioni locali in una specie di folklore farsesco, a cui nessuno crede più. Anni di retorica tradizionalista, anni in cui il Carroccio ha creato un proprio sistema di potere, con al centro Varese”.

Anni che ora sono finiti: “A questa cultura di partito, strumento per dividere, governare e fare affari, noi preferiamo una cultura popolare genuina, libera, rispettosa di sé e degli altri. Una cultura attenta ai luoghi in cui vive, cosciente del proprio passato quanto del proprio futuro, generosa, accogliente. Ci raccontavano che il problema delle nostre terre era il “diverso”, il “terrone”, lo “straniero”. E tanti ci credevano. Ora è evidente che i problemi sono altri: la casta politica, intenta ai propri affari; l’economia e la finanza, che governano in nome del proprio profitto; la lotta di tutti contro tutti per la ricchezza, che ha peggiorato le nostre condizioni di vita, deteriorando l’ambiente e la salute, la vivibilità dei paesi, la qualità dei prodotti e del cibo, le paghe e le condizioni di lavoro”.

Il comitato della festa popolare antileghista, animato da giovani e meno giovani di varia estrazione (Anpi, associazioni culturali, centri sociali, No Tav), ha le idee molto chiare e vuole proporre un modello differente, sentendo l’urgenza di continuare a mostrare alla gente cosa c’è dietro alla Lega Nord: “Ci raccontino ancora, mentre si riempiono le tasche, che il nostro problema è l’immigrazione. Che la soluzione sono la discriminazione e la disuguaglianza. Per noi no. Noi pratichiamo la solidarietà, l’uguaglianza, l’equità fra tutti gli esseri umani. Il leghismo blaterava di territorio e di regionalismo, ma non si è mai opposto alle peggiori opere di inquinamento e devastazione imposte dallo Stato alle popolazioni locali, anzi le ha accolte come una manna. La nostra regione è una colata di cemento continua: chi ci guadagna? Noi no. Noi crediamo in un rapporto coi territori in cui viviamo che sia di simbiosi e non di sfruttamento. Che sia di cura, non di svendita. Che sia di custodia per le generazioni a venire, non di consumo scellerato”.

Nell’edizione dello scorso anno, andata in scena a Brenta (a poche centinaia di metri dalla casa di Umberto Bossi a Gemonio), la festa era stata un successo. Quest’anno l’impegno degli organizzatori è raddoppiato e la festa è stata organizzata su due giorni che vogliono essere un’occasione di incontro, solidarietà e scambio di idee. Un appuntamento con buona cucina, musica, giochi, cultura, divertimento. Una festa nel segno dell’uguaglianza e della libertà: una festa antileghista, senza spazio per i nazionalismi, né per le bandiere politiche e di partito.