Il lavoro e i piccoli disbrighi della vita quotidiana: un connubio non sempre facile. Il tempo pare non bastare mai. Tutto però diventa più semplice se a far la spesa o a ritirare i panni dalla lavanderia ci si va quando si dovrebbe essere in ufficio.

È successo a Imola, dove M.T. di 45 anni, L.R. di 52 e la coetanea M.D, dipendenti della Provincia di Bologna distaccate al centro per l’impiego di via Boccaccio, si assentavano dal lavoro, per 3-4 ore al giorno in media, sempre per faccende personali.

Il trucchetto? Un classico ormai. Dalle indagini degli inquirenti è emerso che le donne venivano registrate all’entrata, strisciando il badge, poi se ne andavano per i fatti loro. Una delle tre dipendenti in alcune occasioni non si era ripresentata al Cip, demandando a una collega il compito di registrare la sua uscita sul badge.

Nonostante le dipendenti tornassero sovente a casa per una lunga pausa pranzo, di rinunciare al diritto al buono pasto non se ne parlava e neppure a qualche ora di straordinario. E così con tutti i benefici lavoravano 3 ore anziché 6.

Ironia beffarda, cronaca triviale di questi tempi. A disertare il posto di lavoro erano dipendenti del settore pubblico, addette ai servizi di collocamento, che tutti i giorni hanno a che fare con persone che il lavoro lo hanno perduto o non riescono a trovarlo.

Le indagini, dirette dal commissariato di polizia imolese, Sergio Culiersi e coordinate dal pubblico ministero Antonella Scandellari, sono state avviate in seguito a una segnalazione anonima pervenuta nel dicembre scorso e sono andate avanti per mesi. “Si è trattato soprattutto di appostamenti, pedinamenti e riprese audiovisive –spiega Culiersi- nei quali sono state coinvolte sia la squadra mobile che la scientifica”.

A conclusione delle indagini, la procura di Bologna ha disposto la notifica di tre avvisi di garanzia nei confronti delle dipendenti per l’ipotesi di truffa aggravata in concorso e continuata ai danni dello Stato.

Mentre resta al vaglio del magistrato la posizione della responsabile dell’ufficio, si registra la reazione della presidente della Provincia di Bologna Beatrice Draghetti, che annuncia già la linea dura: “Apprendo con sconcerto –dichiara- dell’avviso di garanzia che ha raggiunto alcune dipendenti provinciali del centro per l’impiego di Imola.
Non appena verranno notificate anche alla Provincia le carte dell’inchiesta attiveremo tutti i procedimenti che la legge ci consente verso queste dipendenti e anche verso chi, all’interno dell’ente, non ha controllato i loro comportamenti. Non appena verificati i fatti procederemo immediatamente con provvedimenti disciplinari che possono arrivare anche alla sospensione e al licenziamento, non escludendo la costituzione di parte civile sentendosi questo ente danneggiato anche sotto il profilo dell’immagine.


“Credo – conclude la Presidente – che comportamenti di questo genere infanghino non solo il nostro ente ma tutti i dipendenti pubblici che ogni giorno si impegnano senza risparmiarsi nel loro lavoro”.