Giovanni TrapattoniHa 73 anni, e ha vinto tutto, ovunque. Ha visto tutti i lati del pallone. Eppure è ancora lì, sul prato verde, con la voglia del debuttante negli occhi e quella smorfia sul labbro, che vale come un monito: diamoci da fare, ora si corre e si difende, e niente storie.

Giovanni Trapattoni è il bello del calcio che non smette. Anche se teorizza il catenaccio come indispensabile e sacro, per la sua Irlanda che ha trascinato agli Europei. “Chi non difende è Ponzio Pilato” ha riassunto ieri, davanti a una platea di giornalisti che sorridevano. Ma mica per sfotterlo. Ridevano felici di rubare un po’ di vitalità, a un uomo che vive di calcio e per il calcio. Il resto non gli interessa, per il Trap sono solo sofismi: anzi pippe, come (forse) direbbe lui.

“La palla è una sola, non esiste fase offensiva o fase difensiva”, sostiene il Trap. Che ogni mattina si rimette la tuta da allenatore, da tanti di quegli anni che neanche se li ricorda. Per una teologa, il concetto di felicità “è un bimbo a cui ha dato un pallone”. Quel bambino che sa parecchio della vita si chiama Giovanni. E magari essere come lui.

(Foto La Presse)