E’ stata presentata il 1° giugno dall’europarlamentare Andrea Zanoni un’interrogazione alla Commissione Europea sul problema della presenza di contaminanti ambientali nel latte materno. L’interrogazione riprende gli obiettivi e le richieste della “Campagna nazionale per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali“.

Questa campagna, presentata in conferenza stampa il 19 marzo presso la sala stampa della Camera, è nata per iniziativa spontanea di soggetti diversi (società scientifiche, associazioni che si occupano di sostegno, protezione e promozione dell’allattamento, gruppi di genitori di bambini oncologici e mamme) che si sono trovati uniti dal comune obiettivo di tutelare la salute dell’infanzia e delle future generazioni dai rischi derivanti dagli inquinanti ambientali, a cominciare da quelli contenuti nel latte della propria madre.

Il latte materno è un bene comune di inestimabile valore. E’ forse il primo bene, il primo dono d’amore che un piccolo riceve nella vita ed è ben più di un alimento: è un tessuto vivente, non uguagliabile da alcun sostituto artificiale o animale e ogni mamma, se adeguatamente informata e sostenuta, può donarlo al proprio bambino, ricca o povera che sia. Ma oggi giorno, al pari di altri beni comuni, anche il latte materno è minacciato dall’inquinamento e la presenza in esso di contaminanti va di pari passo con lo stato dell’ambiente di vita della madre; al pari degli altri beni comuni anche il latte materno va pertanto difeso e salvaguardato.

La campagna vuole infatti lanciare un vero grido di allarme sul fatto che un pericoloso cocktail di oltre 300 contaminanti ambientali (Combating Environmental Causes of Cancer NEJM – March 3, 2011 p.791-793) quali diossine, PCB – policlorobifenili – metalli pesanti, pesticidi e altri numerosissimi composti chimici che provengono da insediamenti industriali, inceneritori, cementifici, ma anche da prodotti di uso quotidiano, spesso insospettabili, è presente nei nostri corpi, danneggia la nostra salute, ma soprattutto quella dei nostri figli.

I bambini infatti sono esposti a tali sostanze non soltanto dopo la nascita, ma già a partire dalla vita fetale, il periodo in assoluto più critico e delicato, in quanto è ormai acclarato che tali sostanze passano dalla madre al feto con ripercussioni sulla salute che vanno oltre la loro stessa generazione, potendo riguardare le stesse cellule germinali. La campagna ha individuato obiettivi molto precisi e concreti, già sottoposti alle principali autorità dello Stato e attualmente allo studio della XII Commissione governativa; i più importanti dei quali sono: la richiesta di un biomonitoraggio sul cordone ombelicale e sul latte materno come la stessa Organizzazione mondiale della salute raccomanda e la ratifica della Convenzione di Stoccolma.

L’Italia è l’unico paese in Europa a non avere ancora ratificato la Convenzione di Stoccolma, sottoscritta nel 2004, che fissa divieti, limiti severi e rigide misure di controllo all’emissione in ambiente di sostanze inquinanti e persistenti (POPs – Persistent Organic Pollutants).

Altri obiettivi della Campagna sono: la sostituzione di pratiche inquinanti, antiecologiche e antieconomiche quali l’incenerimento di rifiuti e biomasse, con pratiche virtuose quali la riduzione, il recupero, il riciclo; l’adozione di strumenti efficaci e rigorosi da applicare continuativamente a tutti gli impianti fonti di diossine per i quali non esistano al momento alternative, il campionamento in continuo delle emissioni di diossine, il monitoraggio a campione di matrici alimentari nei territori circostanti impianti inquinanti e, infine, l’approvazione di un disegno di legge per creare un marchio “dioxin free” per gli alimenti.

Preservare la salute dell’infanzia e delle generazioni future non a parole, ma nei fatti dovrebbe essere l’interesse prioritario di una società che si reputa civile; ci sembra purtroppo che i motivi di preoccupazione per quanto ci riguarda siano davvero profondi e motivati: ad esempio l’Italia detiene il tristissimo primato in Europa di tumori nell’infanzia: si registrano infatti nel nostro paese, rispetto alla media europea, circa 30 casi in più ogni anno per ogni  milione di bambini  da 0 a 14 anni, con un incremento annuo del 2% rispetto ad una media europea del 1.1%. Addirittura nei primi 12 mesi di vita l’incremento è del 3,2% e, ad esempio, per i linfomi l’incremento in Italia è del 4.6% annuo rispetto ad una media europea dello 0.9%.

Difendere il latte materno e ridurre i contaminanti in esso presenti significa agire nel senso della prevenzione primaria, ovvero salvaguardare la salute riducendo l’esposizione delle popolazioni ai rischi derivanti dai contaminanti ambientali, quelli cui inevitabilmente siamo esposti fin prima dello stesso concepimento. La campagna è aperta alla adesione di chiunque desideri condividerla, sia singoli che associazioni e a questo link potete aderireSe poi qualcuno desidera non solo aderire ma aiutarci concretamente nelle attività locali ci scriva a questo indirizzo: difesalattematerno@gmail.com, verrà messo in contatto con i referenti locali a lui più vicini.

So che a qualcuno apparirò retorica, ma credo davvero che abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per arrivare a “toccare” nel profondo il cuore di ogni persona. “I bambini ci guardano” titolava un vecchio film di De Sica: forse solo sentendo su di noi lo sguardo dell’infanzia, uno sguardo che non possiamo tradire, troveremo il modo di sbrogliare questo mondo assurdo, dove abbiamo contaminato perfino l’alimento più prezioso al mondo. Sono certa che se capiamo che difendendo e preservando il latte materno difendiamo la sorgente e l’essenza stessa della vita, troveremo il coraggio necessario del cambiamento.