Anche l’Europa aiuterà l’Emilia-Romagna dopo il terremoto. “Ci troviamo di fronte ad una catastrofe nazionale, la Commissione europea interverrà a favore delle zone dell’Emilia colpite dal terremoto con il fondo di solidarietà” ha dichiarato il commissario europeo alla politica regionale, Johannes Hahn, dopo aver visitato le zone colpite dal sisma con il vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani. “La situazione è estremamente difficile per le persone che hanno perso la casa e per quelle che temono di perdere il lavoro”. Il commissario non ha fatto cifre esatte: “La valutazione dei danni è ancora in corso ma posso dire che se si tratta di danni intorno ai 5 miliardi di euro, noi potremmo dare un aiuto nell’ordine di 150-200 milioni con il fondo di solidarietà”.

Si tratta cioè di risorse a fondo perduto, che non devono essere restituite, per comprire i costi dell’emergenza sostenuti dalle amministrazioni pubbliche. “I ministri per lo sviluppo rurale, inoltre, hanno deciso di stornare il 4% del fondo per lo sviluppo rurale e di stanziarlo a favore delle zone terremotate”, per una cifra che il commissario europeo ha stimato intorno ai 100 milioni di euro. “Infine c’è la possibilità di riassegnare i fondi dei programmi operativi alla ricostruzione, per una somma a due cifre”, ha concluso il commissario europeo, promettendo anche che “l’Europa non chiederà la restituzione dei fondi già erogati per progetti europei che non possono essere portati a termine a causa del terremoto”. Un occhio di riguardo per il distretto industriale di Mirandola (Modena): “Faremo di tutto per sostenerlo – ha aggiunto Tajani – e, per dare un segnale concreto in questa direzione, ho proposto al presidente Errani di organizzare il prossimo workshop sul futuro europeo del cluster proprio nella zona di Mirandola”.

Negli ultimi dieci anni l’Unione europea, secondo la Caoldiretti, ha stanziato 558,3 milioni di euro, per l’insieme delle catastrofi che di sono verificate in Italia su un totale di 13,34 miliardi di danni subiti, tra il terremoto in Molise (2002), l’eruzione dell’Etna (2002), il terremoto in Abruzzo (2009) e l’alluvione in Veneto (2010). Dalle istituzioni comunitarie “ci attendiamo un impegno straordinario che possa rafforzare con la solidarieta’ la coesione tra gli Stati europei in un momento in cui è messa in discussione dalla crisi economica e dagli egoismi nazionali”. Il Fondo di solidarietà dell’Unione (Fsue) “è nato per rispondere alle grandi calamità naturali ed esprimere la solidarietà europea alle regioni colpite all’interno dell’Ue ed interviene nel caso che il danno complessivo superi almeno una di queste due soglie: lo 0.6% del Pil o 3 miliardi ai prezzi 2002. Un importo che  è stato superato con i danni provocati dalle ultime scosse di terremoto in Italia che può ora presentare domanda”.

Il Fsue integra la spesa pubblica degli Stati membri per finanziare tutta una serie di interventi di emergenza. Questi gli interventi previsti: ripristino immediato delle infrastrutture e degli impianti nei settori elettricità, rete idrica e fognaria, trasporti, telecomunicazioni, sanità e istruzione; messa a disposizione di alloggi temporanei e organizzazione dei servizi di soccorso destinati a soddisfare le necessità immediate della popolazione; realizzazione immediata delle misure e infrastrutture di prevenzione per proteggere il patrimonio culturale; ripulitura delle zone danneggiate, comprese quelle naturali. Negli ultimi dieci anni l’Ue è intervenuta a sostegno dell’Italia – ricorda la Coldiretti – per il terremoto in Molise (con 30,8 milioni a fronte di 1.588 milioni di danni), l’eruzione dell’Etna (con 894 milioni a fronte di 894 milioni di danni), il terremoto in Abruzzo (con 493,8 milioni a fronte di 10.212 milioni di danni) e l’alluvione in Veneto (16,9 milioni a fronte di 676 milioni di danni).

Intanto una scossa di terremoto di magnitudo 2.9 è stata avvertita dalla popolazione tra le province di Reggio Emilia, Modena e Mantova poco dopo le 13.30. Le località più vicine all’epicentro sono Rolo (Reggio Emilia), Novi di Modena (Modena) e Moglia (Mantova). E per quanto riguarda l’allarme sciacalli il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, in una intervista a Sky Tg24, ha spiegato di aver dato “la disponibilità delle forze armate agli enti locali, al ministero degli Interni, alla Protezione civile per reprimere il fenomeno dello sciacallaggio nelle zone colpite dal terremoto. Le forze armate danno sempre la loro disponibilità quando c’è bisogno. Su questo non c’è nessun dubbio. Ecco perché sono un’istituzione così importante per lo Stato”.