Dopo le gite di curiosi all’isola del Giglio a una settimana dal naufragio della Costa concordia, anche il terremoto attira la curiosità di molte persone che, per il week end, al sole della Riviera hanno preferito le “spettacolari” macerie emiliane. C’è chi, oltre alla curiosità, porta qualche aiuto per gli sfollati, e c’è chi vuole solo vedere quello che pensa sia uno show, u n Grande Fratello del macabro.

I turisti del sabato, decine e decine di persone si aggiravano per le vie di Mirandola, la cittadina più grande tra quelle che hanno sofferto il terremoto. Chi con il cane al guinzaglio, chi con un gelato in mano, chi in motocicletta e tuta da centauro, erano in tanti a passeggiare per le vie intorno alla zona rossa, il centro storico svuotato soprattutto dopo l’ultima scossa.

La signora Liliana è arrivata da con due figlie e marito al seguito. “In televisione non ci eravamo resi conto che la situazione fosse così grave. Dalle nostre parti non è successo niente, grazie a Dio. Non so questa gente per quanto tempo rimarrà così. Ancora non abbiamo portato aiuti. Però se c’è bisogno…”.

Massimo e sua moglie invece hanno viaggiato fino a qui da Parma: “Abbiamo colto l’occasione per fare un bel giro, c’era anche un negozio dove si poteva comprare del ‘parmigiano terremotato’. Mi dispiace tantissimo per queste persone”. Riccardo e Antonella hanno attraversato diversi paesi prima di fermarsi a Mirandola: “Siamo di Verona, ci siamo fatti un giretto. Abbiamo passato Quistello, Poggio Rusco e poi Mirandola. È un disastro”.

Una giovane coppia di Carpi ha portato con sé alcune borse della spesa piene: “Sarebbe anche ora che qualcuno desse una mano invece di parlare”.

Patrizia e Paolo invece sono arrivati dalla provincia di Mantova. Il loro comune inviava egli aiuti e loro ne hanno approfittato. “Siamo venuti a vedere. Abbiamo fatto il giro del centro, ma credo che le cose peggiori siano dentro la zona rossa. Vorremmo fare di più, aprire le porte di casa nostra per ospitarli”.

Intanto, mentre due turisti giunti appositamente da Ravenna con la macchina fotografica al collo riprendono uno scorcio delle strade fantasma della città, pochi metri più in là, un gruppo di mirandolesi, in ciabatte e tuta, aspettano da ore il loro turno per tornare nella loro casa coi pompieri: pochi minuti per recuperare medicinali, vestiti e altre poche cose da portarsi nella tenda. E continueranno a farlo anche quando curiosi e tv avranno girato gli sguardi da un’altra parte.