Fra le notizie di oggi, 1 giugno,  c’è un B. piuttosto facoltoso che ha in testa idee pazze ma non si candida al Colle. Poi c’è un altro B. che è in gita a Milano, e questo richiede una spesa complessiva di circa 13 milioni di euro. Inoltre c’è un altro B. che parrebbe implicato in un giro di scommesse in quello sport povero che è il calcio (ah, Soriano … dove sei?).

Ho cominciato a cancellare dalla mia agenda tutti gli amici e conoscenti il cui nome o cognome inizia per B. Sto anche cercando di convincere la mia migliore amica a cambiare nome, ma lei mi resiste. Lo so: è irrazionale. Ma che possiamo fare? In questo delirio nazionale conclamato, non ci serve la ragione, ma solo un buon esorcista o una macumba. La mia è orientata contro la lettera B. Mi metto alacremente al lavoro. Poi mi accorgo che c’è una B che non può essere cancellata, ed è quella di Gianni Bignardi, l’ingegnere di Mirandola che il 24 maggio l’aveva detto: “Alla prossima scossa, crolla tutto”. In effetti tutto è crollato, e Gianni Bignardi ha dimostrato con la sua vita che aveva ragione. Solo che questo non è un romanzo, ma il mondo reale: e Gianni Bignardi non tornerà a riscuotere le congratulazioni perché ci aveva visto giusto. E molte persone non torneranno nelle loro case.

Vogliamo cancellare anche queste? Be’, no, per il momento no, anche perché sarebbe una considerevole perdita per lo share: la trasmissione di Vespa sul terremoto, il 29 maggio, ha totalizzato 4 milioni di spettatori. Un euro a testa fa 4 milioni di euro. Coraggio, stiamo uniti: lo dice anche il nostro presidente. E ci invita garbatamente a far sì che l’attenzione “non sia deviata su polemiche strumentali o assolutamente secondarie su come far svolgere la rassegna militare del 2 giugno o come ricevere il corpo diplomatico straniero e le alte istituzioni”.

Ho cercato di non deviarmi, ma l’unico modo per farlo è evitare di uscire dall’universo parallelo che abito, e dove la mia casa non è crollata, il mio lavoro c’è ancora, il mio cane è vivo e vegeto e insomma la mia vita è normale. Ma il mio senso etico mi condanna a vedere anche gli altri, di universi paralleli, e questo mi crea considerevoli problemi esistenziali e narrativi. Appunto: sono finiti i tempi di Soriano, quando uno scrittore poteva parlare di Maradona e delle Falklands nello stesso racconto. “Quando Diego Maradona saltò davanti al portiere Shilton e gli fece passare con la mano la palla sopra la testa, alle Malvine il consigliere municipale Louis Clifton avvertì il suo primo mancamento. Il secondo, più prolungato, si verificò quando Diego dribblò mezza dozzina di inglesi e ottenne il secondo gol dell’argentina. Fuori un vento gelato spazzava  le strade deserte di Port Stanley e le truppe britanniche chiuse in caserma ascoltavano turbate come  il piccolo diavolo del Napoli gli stava rovinando la festa del quarto anniversario della riconquista di quelle che loro chiamavano le Falklands”. Era il 1988, e i confini tra universi paralleli erano ancora permeabili.

Nel 2009, è uscito un romanzo di China Mieville che si intitola The City & the City. L’idea è interessante: due città coesistono nello stesso spazio, ma in due universi paralleli. Le persone che abitano un universo non incontrano mai quelle che vivono nell’altro. Attraversare la Breccia che le separa è vietatissimo. Lo fa il protagonista, e non ne esce benissimo. Perciò dobbiamo restare dove siamo, fare una donazione, e applaudire agli aviatori delle frecce tricolori che carambolano nel cielo bruciando carburante a bizzeffe. Perché? Per via dello spirito della nazione. Appunto: è il mio problema. Manco di lungimiranza politica. Non comprendo il valore simbolico delle divise. E mi viene pure un po’ di nausea se penso a quel che si spende per gli sforzi bellici.

Un’altra B.
La lettera maledetta. Se conoscete un buon esorcista a prezzi di mercato, è il momento di dirlo.