Non conosco personalmente Gianluigi Nuzzi. So che lavora a “Libero”, e molto probabilmente non la pensiamo allo stesso modo su molte cose. So anche, seguendolo in tv e avendo letto alcuni dei suoi libri, che è un giornalista rigoroso, documentato, capace di fare domande vere, senza chiedere prima il permesso al potente di turno. Ricordo anche che quando, tra i primi, cominciò a scrivere e a parlare di Don Viganò, allora segretario generale del Governatorato Vaticano; nottetempo allontanato da Roma, fu accusato di ogni turpitudine, ed invitato a stare zitto.
Le sue denunce di allora hanno trovato puntuale conferma, ed ora ovunque, persino dentro la Curia, si discute di quelle carte allora negate. La scena si sta ripetendo puntuale dopo la pubblicazione  del nuovo libro “Sua Santità“, edito da Chiarelettere, una coraggiosa casa editrice specializzata nel  portare alla luce quello e quelli che si vorrebbero oscurare.
Contro Nuzzi e la casa editrice si è scatenata una “diabolica alleanza” che invoca il ritiro del libro, il sequestro, forse il rogo, persino l’intervento del governo e dei giudici che dovrebbero inquisire Nuzzi per “Ricettazione di documenti”. In altre parole un cronista che si procura documenti di assoluto “interesse  pubblico” non avrebbe il diritto di renderli pubblici. Cosa mai dovrebbe fare? Fotocopiarli e ricattare gli interessati? Chiedere soldi o prestazioni sessuali? Passarli ai servizi? Minacciare gli oppositori, politici od ecclesiastici che siano? Naturalmente chiunque si senta diffamato ha tutto il diritto di tutelarsi nelle sedi proprie e di chiedere risarcimenti e rettifiche, ma, in questo caso, non si nega neppure la veridicità di molte dei documenti pubblicati, si chiede, invece, di procedere contro Nuzzi e Chiarelettere per ricettazione.
Dal momento che l’intento intimidatorio è palese, sarà bene respingerlo con altrettanta durezza, affinché il morbo censorio sia debellato subito e senza timidezza alcuna. Qui non è in gioco l’esistenza di Dio, tema legittimamente caro ai credenti, ma più semplicemente il diritto di informare i cittadini senza “Indulgenze” per alcuno, soprattutto verso chi invoca il primato della questione morale.
 
La Curia farebbe bene a leggere quelle carte e a cautelarsi nei confronti delle iene e degli sciacalli che l’hanno disonorata dall’interno e che non sono certo il corvo, Nuzzi e Chiarelettere.