Alla manifestazione del Primo Maggio il Sindaco di Torino, Fassino, era scortato dalla polizia in stato antisommossa. Un sindaco scortato dalla polizia qualcosa vorrà pur dire. E qualcosa vorranno pur dire le manifestazioni quasi quotidiane che si svolgono sotto i balconi di Palazzo Civico.

Quando scrissi il post su Chiamparino, manifestando tutto il mio stupore circa il fatto che fosse il sindaco più amato d’Italia, ricevetti molti consensi, ma anche molte critiche. Mi si obiettava soprattutto che con Chiamparino Torino era cambiata, ora era addirittura glamour, che era un’attrazione per i turisti. Quale cambiamento per chi la ricordava chiusa e scura solo venti anni fa!

Forse non avevo così torto, se ora il primo cittadino deve essere scortato a quella che dovrebbe essere la sua manifestazione di rappresentante della sinistra…

A conforto di ciò che pensavo e penso a maggior ragione oggi, adesso arriva una pubblicazione della Castelvecchi Editore: “Chi comanda Torino”, opera di Maurizio Pagliassotti. Ne consiglio a tutti la lettura, ma non solo a coloro che mi criticavano allora, ma anche a coloro che torinesi non sono, perché, con le dovute differenze, le città sono amministrate tutte allo stesso modo.

Certo, a Torino c’è l’Intesa San Paolo, c’è  -o, per meglio dire- c’era la Fiat, ma la commistione fra politica ed affari è uguale identica dappertutto. Con l’aggravante che il Comune di Torino si è oberato di debiti ben più di altre metropoli grazie alla solita grande opera, anzi, manifestazione, le Olimpiadi invernali, ed ora per far fronte al patto di stabilità si venderebbe anche le mutande, se potesse. Fa costruire dappertutto per introitare gli oneri di urbanizzazione. Ma non basta. Vende allora i servizi pubblici. Ma forse non basta neanche quello. Ed esternalizza gli asili. E via di questo passo. Questo sarebbe un Comune di sinistra (anzi, come ormai dico io “sinistro”), quello stesso in cui Chiamparino – ve lo ricordate? – diceva appunto apertamente che l’acqua doveva essere privatizzata, e solidarizzava con Marchionne. E c’era pure chi plaudiva.

Intanto, a Torino l’industria manifatturiera scompare, il polo tecnologico è di là da venire, e si punta sul turismo, quasi fosse Portofino. Ma dov’è tutto poi questo flusso di turisti con le macchine fotografiche al collo ed il “cheese” stampato sulla bocca? I dati dicono che in realtà ilnumero dei turisti stranieri è stabile da circa 10 anni a questa parte e Torino è solo la sesta città turistica d’Italia. E di questo non può certo campare.

Cos’è Torino oggi? Difficile dirlo. Una città senza passato (ne mancano perfino le vestigia, seppellite da brutti condomini ed ipermercati), senza un presente definito, forse senza neanche un futuro.

E intanto nel Quadrilatero Romano, in San Salvario, ai Murazzi la movida impazza…