Il terremoto quando colpisce, non fa differenza. Lo hanno dimostranto le morti degli operai: il crollo delle aziende accartocciatesi su loro stesse, non ha fatto distinzione di etnia. A questo, penserà la normativa: in base alla legge Bossi-Fini infatti, saranno i lavoratori migranti a pagare un prezzo più caro di altri. Urge dunque un’immediata moratoria sui permessi di soggiorno. Questa la richiesta forte e puntuale che il Coordinamento Migranti di Bologna e provincia www.coordinamentomigranti.org rivolge a Mario Monti e al suo entourage tecnico: “Nelle misure d’urgenza prese dal Governo non c’è nessuna attenzione per la particolare condizione che i migranti vivono in Italia a causa delle norme delle legge Bossi-Fini”, spiega  il Coordinamento, che denuncia: “senza una moratoria urgente sui permessi di soggiorno, i migranti si troveranno a subire oltre agli effetti del terremoto, quelli della politica e della burocrazia italiane, che già subiscono quotidianamente”.

E così, il rinnovo del permesso di soggiorno e della carta di soggiorno, è la prima delle richieste, “anche se nei prossimi due anni non saranno in grado di soddisfare i criteri di lavoro, reddito, abitazione previsti dal testo unico sull’immigrazione“, scrivono i volontari, sottolineando che in questo momento di drammatica incertezza, è lo Stato a dover dare garanzie agli abitante – a prescindere da condizione giuridica e provenienza – e non il contrario. Oltre ad aver perso la casa e rischiare il posto di lavoro infatti, a causa delle modifiche al Testo Unico sull’immigrazione decise dal secondo governo Berlusconi e ancora saldamente in vigore nonostante il ripensamento annunciato dal titolare del Viminale Annamaria Cancellieri e dal ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi, queste persone  hanno appesa a un filo anche il diritto a rimanere in un territorio che per ora, a conti fatti, rischia di avergli semplicemente tolto tutto. Diritto che, stando alla legge, dovrebbero essere loro a doversi guadagnare impugnando un contratto di lavoro. Con 3.500 aziende inagibili o crollate e oltre 14 mila posti a rischio è evidente che le ripercussioni delle ondate sismiche che stanno il sistema produttivo emiliano romagnolo graverebbero sulla ricostruzione di alcune vite in maniera determiante. “Solo una moratoria urgente sui permessi di soggiorno permetterà ai lavoratori e alle lavoratrici migranti di ricostruire la loro vita dopo il terremoto”, proseguono i rappresentanti del collettivo politico.

Non solo, è facile intuire come in un momento di mobilitazionem economica a sostegno dei terremotati, l’impegno di pagare la tassa di soggiorno non possa essere mantenuto. Cancellazione dunque per i prossimi due anni della tassa che rinnova il permesso a risiedere sul territorio (che può arrivare anche a 200 euro e che fra le altre cose, dovrebbe servire proprio a finanziare i rimpatri): questa la seconda richiesta dell’associazione bolognese, che aggiunge anche che venga garantito il “pari trattamento nei soccorsi e nell’assistenza, indipendentemente dal possesso del permesso di soggiorno”.

Il rischio, secondo i ragazzi che dal 2004 lottano per dare dignità politica ai cosiddetti “clandestini” che portano avanti molte delle nostre aziende, è che le lavoratrici e i lavoratori migranti “siano uguali a quelli italiani solo quando sacrificano la loro vita”.

Per chi volesse aderire alla richiesta del Coordinamento migranti: coo.migra.bo@gmai.com