Romano d’Ezzelino è un piccolo paese del Vicentino alle pendici del Monte Grappa, citato pure da da Dante nella Divina Commedia. E’ ha andato al voto e un mese fa e ha riconfermato la sua ex ‘sindaca‘ uscente: Rossella Olivo, commerciante 48enne, Pdl provenienza Lega, che ha nel suo passato qualche pesante guaio con la giustizia. Ma altro che Dante: se qualcuno pensava che in quest’angolo di paradiso la battaglia alla poltrona si combattesse a suon di sagre, comizi e grigliate si sbagliava di grosso. Perché a Romano, come in un parlamento in miniatura, lo scontro elettorale (e pre elettorale) è avvenuto a suon di dossieraggi, minacce, telefonate, intercettazioni e aule di tribunale.

Il sindaco Rossella Olivo è stata condannata in primo grado per tentata concussione in concorso con il suo consigliere Giuseppe Saretta (che adesso siede ancora in consiglio). La vittima è un ex compagno partito della Olivi: si chiama Gianpaolo Lorenzato, giovane piccolo imprenditore ex compagno di partito della Olivi e ora suo ‘nemico pubblico numero uno’. Lorenzato si è ricandidato alle ultime amministrative e avrà e anche lui ha un posto in consiglio, con una nuova lista: “Mi batto per la legalità e mi oppongo all’idea che un sindaco condannato per tentata concussione possa decidere le sorti del mio paese, il reato per cui è stata condannata è incompatibile con il suo ruolo di sindaco”, dice Lorenzato. E’ proprio lui ad aver trascinato in tribunale il sindaco Olivi oltre sei anni fa. Nel 2006 il consigliere ex amico della Olivi denunciò sindaco e un consigliere per le continue minacce che subiva. In quel periodo lui era diventato l’ago della bilancia delle decisioni in Consiglio, e non gli piaceva la piega presa dalla gunta, come quella di vendere il municipio ad una banca.

Apriti cielo. La Olivi lo prende di mira. “Ti roviniamo la vita” gli dicono lei e il consigliere Saretta, con la minaccia di presentare un dossier su presunti abusi edilizi di Lorenzato (un capanno per gli attrezzi in giardino). Lui capisce subito l’aria che tira e comincia a registrare tutto. I nastri vanno a dibattimento. E così tutti possono sentire il tenore delle minacce che gli sono state rivolte. Il ricatto è semplice: o stai dalla nostre parte o riveliamo qualcosa di ‘pesante’ sul tuo conto. E che cos’ha di ‘pesante’ Lorenzato da nascondere? un paio di capanni per gli attrezzi nel suo giardino, quello è il presunto abuso edilizio usato come arma dai due politici di maggioranza. Olivi e Saretta dicono a Lorenzato che sono disposti a chiudere un occhio se lui la smette di mettergli i bastoni fra le ruote.

Lui non ci sta e parte la raffica di minacce, che coinvolgono anche la famiglia del consigliere ‘ribelle’. Saretta si presenta a casa di Lorenzato e gli parla “delle brutte cose che sarebbero successe a lui e alla famiglia”. A sua moglie ‘consigliano’ di convincere il marito a dimettersi perché “sai, hai dei figli… (…) Con quello che abbiamo vi roviniamo la vita, fallo ragionare hai dei figli, come fate a vivere?”. “Io so a cosa vai incontro, (…) sono cose veramente gravi, è un macchina che non la fermi più, ne esci distrutto tu e la tua famiglia, è una valanga che prende dentro te, tua moglie, i tuoi figli” (Olivi). Lorenzato la accusa di avere un comportamento mafioso. Lei risponde “te ne vai a testa alta, secondo te è un ricatto (…) ma non hai alcuna conseguenza, oppure vai avanti, ed è un vortice, ti fai male!”.

Denuncia, rinvio a giudizio e processo. Il 28 febbraio 2012 arriva la sentenza: sindaco Olivi e consigliere Giuseppe Saretta vengono condannati per tentata concussione in concorso, un anno e quattro mesi lei e un anno lui. Nel dispositivo il presidente del collegio Monica Maria Attanasio dispone l’interdizione dai pubblici uffici per entrambi. Nelle motivazioni i giudici dicono chiaramente che l’obiettivo di Olivo e Saretta è “sbarazzarsi di un consigliere comunale scomodo e infido perchè non allineato con la maggioranza”. “Una sentenza politica” ribatte la Olivo. “E’ una sentenza e basta – ribatte Lorenzato, che alle ultime amministrative si è presentato con un’altra lista, e avrà ancora un posto in Consiglio – andrò dal Prefetto a chiedere di sollevare la Olivo dal suo incarico, se la Cassazione conferma la condanna che ne sarà di tutti gli atti deliberati e firmati dalla Olivo? il sindaco ha per priorità l’allargamento della Valsugana: superstrada a pagamento che si autofinanzierà in in project financing, e che a Romano nemmeno serve, la dobbiamo accettare a bocca chiusa o ribellarci?”. Fuoco e fiamme si preannunciano ancora in consiglio a Romano, altro che le dolci colline dantesche.

Il 4 febbraio 2013 Rossella Olivo è stata assolta con formula piena dalla corte d’appello di Venezia perché “il fatto non sussiste”, come da richiesta dell’accusa, che non ha proposto ricorso in Cassazione. La sentenza di assoluzione è quindi definitiva.

Aggiornato dalla redazione web il 12 marzo 2013, in base alla lettera inviata da Rossella Oliva alla redazione di ilfattoquotidiano.it (qui il testo integrale).