“Se si insegnasse la bellezza alla gente, le si darebbe un’arma contro la pauraVorrei prendere per mano il cielo… Guarda anche tu il mondo con il cuore di Giovanni”.

Sono alcune delle scritte di alunni di scuole elementari di tutt’Italia, disegnate sulle lenzuola esposte alla Triennale di Milano, nell’ambito della mostra “Il mondo che vorrei“, in memoria del ventennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Evidentemente il Comune di Milano, l’Assessorato alla Cultura, il Ministero della Pubblica istruzione, i curatori della Triennale (tra i più prestigiosi spazi espositivi d’Europa), insegnanti, genitori e alunni non la pensano come quel signore che ha scritto: In quarta elementare, se il maestro si mette a parlare di “attualità” invece di insegnare a leggere, scrivere e far di conto, cambierei scuola!”. Io, figlio, cambierei genitore.

In mostra anche il cortometraggio Graffiti” (di cui ci auguriamo la proiezione in tutte le scuole) dedicato alla giustizia sociale, diretto da Alex Sweet e interpretato da Raul Bova. Dopo un tuffo emotivo nel mare di una legalità ricercata a tutti i costi, mi sono immersa nella creatività del geniale Gerard Rancinan (nelle stanze adiacenti), anche lui a modo suo testimone degli sconvolgimenti del mondo. La sua Esposizione “Trilogia Dei Moderni” la si mangia con gli occhi. Una parte del suo lavoro consiste in una meticolosissima rivisitazione in chiave fotografica di capolavori dal tardo Rinascimento all’epoca moderna, passando per manieristi e fiamminghi. Si è inventato questo filone per non rimanere un fotografo disoccupato. “Con la sovrabbondanza di immagini d’informazione e decorative, disponibili in rete, il lavoro dei fotografi perde la sua funzione di denuncia e di rivelazione“, spiega l’artista, dal fisico minuto, nel video didascalico della mostra. E così rivede a modo suo L’Ultima Cena di Leonardo, dove un messia “anoressico” devolve a piene mani un’infinita eucarestia di junk food a dodici apostoli, spaventosamente obesi. O ancora, gli schiavi de “La Zattera della Medusa” di Delacroix diventano migranti disperati, attirati dalle luci ingannevoli del Progresso. Ma anche schiavi del lusso, dei brand e dell’immagine che naufragano nella tempesta dell'”apparire”, buttandosi alla fine ai piedi di croci fatte di vecchi televisori. Dal disagio di uno Stato malato, a quello di una società malata. Non bastano Cento passi tra legalità e libertà.

di Januaria Piromallo