La rivoluzione in questo disgraziato Paese si farà quando non saranno più i terremoti a demolire le villette e i capannoni costruiti con il cartone, la tangente, il condono.

Quando le ruspe delle amministrazioni andranno a sgomberare le pendici del Vesuvio, dove abitano 750 mila abusivi. Quando da Ventimiglia a La Spezia si cominceranno a demolire le seconde e terze case costruite per i milanesi che hanno devastato la Liguria; quando i contadini torneranno a ripulire le pendici abbandonate, prima che franino alle prossime piogge. Quando invece di costruire il Corridoio 5 bucando la Val Susa per fare correre i treni a 300 all’ora, si cominceranno a chiudere le migliaia di cave abbandonate, le discariche abusive, e pure le parate dove ogni anno sfilano i carri armati e i generali con le medaglie in erezione.

Fino ad allora saremo condannati a ripetere questi grotteschi funerali con gli applausi. Ad ascoltare furenti interviste alle vedove. E le promesse degli stessi politici che hanno speculato sulla distruzione del territorio, intascato la tangente, condonato gli abusi, per prendere i voti di quegli stessi cittadini che al prossimo giro parteciperanno ai funerali, dentro le bare.

Il Fatto Quotidiano, 31 Maggio 2012