Una sentenza storica ed esemplare. La condanna di Charles Taylor, presidente della Liberia dal 1997 al 2003, a 50 anni di reclusione, non solo è la prima che sia mai stata emessa dalla giustizia internazionale contro un ex capo di Stato. Il tribunale speciale dell’Aja per la Sierra Leone non ha avuto dubbi nel considerarlo colpevole nonostante non sia stato mai presente nel momento e nel luogo in cui venivano commessi i crimini. È vero, infatti, che Taylor non ha mai messo piede nel paese confinante con quello che lui governava, all’epoca, con pugno di ferro. Ma il suo ruolo di primo piano nel conflitto della Sierra Leone – che tra il 1991 e il 2002 fece più di 50mila morti – è considerato fuori discussione. Omicidi, mutilazioni, violenze sessuali, riduzione in schiavitù di donne e contadini innocenti, reclutamento di bambini soldato. Una sterminata galleria degli orrori che i 110 testimoni chiamati a rispondere dalla corte hanno fatto rivivere per mesi davanti al mondo.

“L’accusato è responsabile di aver aiutato e incoraggiato, così come di aver pianificato, alcuni dei crimini più odiosi della storia dell’umanità”, ha detto con tono solenne il giudice Richard Lussick, originario di Samoa, nell’aula del tribunale speciale a Leidschendam, periferia dell’Aja, mentre Taylor assisteva impassibile, abito scuro e cravatta gialla. “Gli effetti di questi crimini sulle famiglie delle vittime, ma anche sulla società in generale, sono stati devastanti”, ha aggiunto il magistrato, sottolineando che la corte “ha visto numerosi sopravvissuti piangere nel corso delle loro testimonianze”.

Durante il suo mandato presidenziale, Taylor fornì armi ai ribelli del Fronte rivoluzionario unito della Sierra Leone, uno dei principali gruppi impegnati nella guerra civile di quel paese, a cambio di grandi quantità di diamanti. Alcuni vennero anche regalati dall’ex signore della guerra a Naomi Campbell, che è stata chiamata a testimoniare all’Aja nell’agosto di due anni fa. La modella ammise solamente di avere ricevuto qualche “piccola pietra” quando si trovava in Sudafrica perpartecipare a una manifestazione organizzata dalla Fondazione Nelson Mandela. Era il 1997, e Taylor aveva appena stravinto le elezioni in Liberia (con il 75 per cento dei voti) grazie a una campagna basata sul terrore. “Ha ucciso mia madre, ha ucciso mio padre, ma lo voterò comunque”, era l’agghiacciante slogan con cui si presentava alle presidenziali: una strategia che puntava a diffondere nella popolazione la paura di una nuova guerra civile nel caso in cui Taylor fosse uscito sconfitto dal voto.

La testimonianza della “venere nera” fu poi smentita clamorosamente da Mia Farrow: secondo l’attrice, Naomi le raccontò di aver ricevuto dal presidente liberiano un “grosso diamante”. Un gioiello “insanguinato”, come tutti quelli che passarono di mano in questo turpe commercio fatto di violenza, morte, saccheggi e stupri di massa. Armati da Charles Taylor, i ribelli del Ruf erano soliti mutilare braccia alle loro vittime con il machete. Caddero a migliaia, e migliaia furono le persone ridotte in schiavitù per sfruttare le miniere di diamanti. Furono queste vicende a ispirare, nel 2006, il film di Edward Zwick Diamanti di sangue, interpretato da Leonardo Di Caprio e Jennifer Connelly, 5 nomination all’Oscar.

Contro Taylor, oggi 64enne, l’accusa aveva chiesto una condanna a 80 anni di carcere, considerata “proporzionale alla gravità” dei crimini commessi. Il tribunale, respingendo la tesi della difesa secondo cui si voleva trasformare l’imputato in un “capro espiatorio” per il conflitto della Sierra Leone, ha fissato in 50 anni la pena, che verrà scontata in una prigione del Regno Unito.

Il Fatto Quotidiano, 31 Maggio 2012

(Foto: Ansa)