Un tentativo di estorsione all’attaccante Luca Toni. Sarebbe avvenuto secondo gli inquirenti dell’inchiesta sul calcioscommesse. A pensarlo un’altra punta del Genoa, Giuseppe Sculli, e il pregiudicato bosniaco Safet Altic. Agli atti dell’inchiesta della Procura, infatti, sono contenute delle intercettazioni in cui i due parlano dell’ex nazionale (ed ex genoano) Toni e delle foto compromettenti che Sculli sostiene di avere. Altic e Sculli, scrivono gli agenti, “parlando di affari e di come incrementare i loro guadagni… parlano di Toni che per l’occasione chiamano Peperone“.

“Sculli – annotano gli agenti – nella circostanza asserisce di essere in possesso di foto compromettenti del collega che lo ritraggono in atteggiamenti intimi con alcune ragazze e che le foto possono essere utilizzate per ‘forzare’, eventualmente, la volontà del calciatore nel caso in cui lo stesso non si fosse dimostrato accondiscendente su alcune richieste”. Sculli “aggiunge, inoltre, che le stesse (foto) potrebbero, alla bisogna, essere inviate e fatte recapitare ad amici e conoscenti di Toni, tra i quali citano anche, quali possibile destinataria, la compagna del calciatore”. Ecco la telefonata.

Altic: e che dice Peperone ieri? (Toni, secondo gli investigatori).
Sculli: Peperone è qua ancora… Ti giuro qua stasera lo vedo è rimasto qui. Il coglione è qui. Mamma che coglione. Ha detto Carabinierovic, ho detto se ti piglia Carabinierovic… Si incazza ehh? Ho detto guarda che le foto le ha ancora lui Sergio. No? Ti prego…
A: No, non gli dire che non le abbiamo…
S: No, ma io ce le ho davvero le foto.
A: Giuri?
S: Te le giuro che le ho, fratello.
A: (ride) Merda… Tienile comunque… Se non siamo più amici con questo Peperone.
S: (ride)
A: Gli recapitiamo alla signora… Come si chiama.. Allora gli dico che domani pomeriggio passi tu da lei. Gli dico di aspettare dai…

Questa, tuttavia, non è l’unica intercettazione che inguaia Giuseppe Sculli. Nel numero de l’Espresso in edicola domani, infatti, sarà pubblicata una telefonata tra Sculli e alcuni capi ultras. Tra questi anche Massimo Leopizzi, un passato in formazioni di estrema destra e diversi procedimenti penali a carico. Emergono rapporti pericolosi tra presidenti, giocatori e tifosi (o presunti tali). Basta ricordare che nel 2006, Leopizzi fu fermato con due pistole mentre andava ad ammazzare la moglie e che, quando uscì dai domiciliari, ci fu una grande festa alla quale parteciparono anche due giocatori del Genoa: Milanetto e Sculli. Le intercettazioni dovrebbero riferirsi al giorno dopo la famosa partita Genoa-Siena del 22 aprile scorso: quando i giocatori rossoblù furono obbligati dai loro stessi tifosi a togliere le maglie, e fu graziato solo Sculli, che anzi contrattò con i tifosi la ripresa della partita.

Il giorno dopo, 23 aprile, Sculli avrebbe ringraziato Leopizzi al telefono per essere stato risparmiato. La conversazione prosegue e bersaglio dei due diventerebbe il presidente Enrico Preziosi, che aveva chiesto l’arresto dei tifosi violenti. “Ma come gli viene in mente di dire queste cose? – dice Leopizzi – Per lui in passato ho fatto anche falsa testimonianza quando sono stato sentito per la partita con il Venezia“. Dove il riferimento è a Genoa-Venezia (finita 3-2) dell’11 giugno 2005, che avrebbe sancito il ritorno del Genoa in Serie A dopo dieci anni nei cadetti. Fu la famosa partita della valigetta: un dirigente del Venezia fu infatti fermato dai carabinieri nei pressi della sede della società Giochi Preziosi con 250 mila euro in contanti. La difesa tentò di appigliarsi ad una presunta vendita del giocatore Maldonado dal Venezia al Genoa, ma fu dimostrato che servivano a comprare la partita: condanne della Giustizia Sportiva (retrocessione in C1 del Genoa e squalifica di 5 anni per Preziosi e altri dirigenti delle due squadre) e di quella penale (4 mesi per Preziosi).