“Un cittadino, perché il presidente della Repubblica sarà il primo dei cittadini, ma sempre cittadino rimane, non può essere più uguale degli altri di fronte alla legge”. Beppe Grillo torna sul principio di eguaglianza fra pari, sintetizzato dal suo slogan “uno vale uno” (che ha suscitato qualche discussione anche all’interno del Movimento) e lancia la proposta di eliminare il reato di vilipendio al Capo dello Stato. “Nell’Italia repubblicana esiste un reato che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV: il vilipendio al presidente della Repubblica”. Dal suo blog il comico genovese invita Giorgio Napolitano a intervenire: “Io credo che il presidente della Repubblica giunto alla fine del suo settennato potrebbe chiedere l’abolizione dell’articolo 278, o almeno la sua depenalizzazione. Sarebbe un bel gesto con cui farsi ricordare”. 

Il co-fondatore del Movimento ricostruisce l’origine storica di tale norma: “Il reato di vilipendio deriva dal Codice Rocco del periodo fascista. Nel ventennio si tutelava dal delitto di lesa maestà la figura del re e di Mussolini, dal dopoguerra i presidenti della Repubblica”. Poi Grillo ricorda che tale legge “E’ stato invocato innumerevoli volte, spesso dai partiti a scopi politici, e anche applicato. Giovannino Guareschi fu condannato a otto mesi (nel 1950, ndr) per una vignetta in cui il presidente Luigi Einaudi sfilava, invece che tra i corazzieri, tra bottiglioni di Nebiolo della sua tenuta, impreziositi dall’etichetta Presidente della Repubblica Italiana”. La nuova battaglia politica non è totalmente slegata alle stesse vicende personali dell’attivista politico, come spiega lui stesso: “Io dovrei aver già accumulato una decina di ergastoli. Il confine tra satira, critica e vilipendio è materia più indefinibile del sesso degli angeli”. Poi l’ex attore osserva: “Dai tempi del duce e di Einaudi qualcosa è cambiato. E’ arrivato Internet”. Infatti secondo il blogger: “Per analizzare eventuali vilipendi non sarebbero sufficienti tutti i poliziotti incaricati di scandagliare il web al lavoro per 100 anni. La Rete è troppo grande per essere conosciuta. Che si fa? Si spara nel mucchio alla dove prendo prendo?”