Non si moriva di malattia e nemmeno di fame. Era certo ormai che le cause dei decessi non erano visibili. Si moriva per nulla.

Da qualche millennio si cercava un riparo sicuro dall’urlo della notte.
Perché dopo ogni notte, al mattino, qualcuno fra gli umani si svegliava in un corpo freddo che camminava per strada a fregare a sfruttare a picchiare a uccidere con la clava. A fondare e affondare compagnie per fare soldi e basta.

Ero molto piccolo, e accovacciato sul banco di scuola ascoltavo la lezione di chi ti insegna il mondo.

I cittadini migliori, i più saggi, i più buoni vengono eletti dalla popolazione, e in rappresentanza del popolo, vanno in Parlamento.
Il parlamento è un posto bello con cittadini ispirati e intelligenti, che dibattono e fanno ricerca, vocati al bene comune.

Qualche tempo più tardi avevo il ciuffo da un lato appeso a un doppiotaglio a scodella che in periferia andava molto di moda. Si studiava la rivoluzione francese. Disegnai un bel ritratto di Robespierre.

Robespierre era uno fichissimo. Faceva parte di quelli che scrivevano i pamphlet. Erano illuminati che volevano liberare l’uomo dal medioevo e dalle disuguaglianze sociali.

14 luglio 1789: il popolo fa la rivoluzione, quelli coi forconi prendono la fortezza, Liberté, Égalité, Fraternité.
15 luglio 1789: quelli che prendono la fortezza la danno in gestione a quelli che hanno scritto i pamphlet.
16 luglio1789: quelli che scrivono i pamphlet danno la fortezza in comodato d’uso a quelli che hanno pagato l’inchiostro per i pamphlet: i vecchigiovani del Rotary Club, che organizzano subito una bella cena di gala e raccolta fondi.

Il popolo coi forconi non è invitato alla cena. Robespierre sì, insieme al figlio illegittimo del re.

Il figlio illegittimo del re è un mercante e un finanziere, e conosce bene il mondo della #comunicazionedimassa. Il figlio illegittimo del re è più ricco del re, e più intelligente, ed è uno forte nell’ambiente del Rotary Club.

Il re viene ghigliottinato, il figlio del re finanzia la campagna elettorale del prossimo presidente del consiglio: Napoleone sedicesimo.

Poi crescevo, e scrivevo sul diario le frasi della rivoluzione, facevo le falci e martello, o le stelle dell’anarchia, o i cazzi sui muri del cesso: qualsiasi cosa pur di non disegnare più mamma e papà come fanno i bambini. Ero solo un adolescente.

Poi ho visto i nuovi ricchi uccidere i vecchi ricchi per prenderne il posto. La notte per le strade di Mosca i boss dell’avvenire avevano i muscoli della democrazia occidentale. Uccisero il Golia dell’uguaglianza, che prima ancora aveva scannato lo Zar.

Ma si moriva sempre per nulla e le cause dei decessi non erano visibili.

Prima degli esami di maturità, in una giornata calda di polline e ambra, ero solo nel corridoio a parlare col bidello zoppo. 

Il bidello zoppo era colto e intelligente, detestava e invidiava allo stesso tempo i Professori. Era solo, e incazzato. Mi disse la sua versione, che riporto qui oggi un po’ parafrasata o semplificata, per motivi di memoria e di efficienza. Mi disse, su per giù questo  “Da bambino leggevo molto, e sognavo di partire per il mondo, sarei stato un pirata o un avventuriero. Questa gamba è più corta dell’altra per una malattia invisibile. C’è chi dice che negli antibiotici ci mettevano roba per gli esperimenti sul cervello, c’è chi dice che sono matto. Io vorrei scappare, ma dove vado? Ho una gamba morta che non si muove, e io la seguo. Vedi quella foto lì dietro, col capo della Repubblica™? Quello veniva a scuola con me. Lui me l’ha detto come funziona. Io lo sento al telefono una volta alla settimana. Vedi quella bandiera lì fuori? E’ finta! me lo ha detto lui, è Made in China.

Allora. Funziona così.

Prendi una bandiera con i colori belli, poi scegli un Dio, uno qualsiasi, e fanne un testimonial.

Crea un inno, che non significhi niente, ma che entri in testa facilmente, cosicché tutti possano cantare in piedi e con la mano sul petto, come scimmiette ammaestrate.
Organizza un apparato di celebrazioni e cerimonie, di parate militari e ricorrenze. Metti vicini, davanti alle telecamere i generali e i vescovi, fai vedere che Dio è d’accordo, che siete dalla parte del giusto. Usa il terrorismo come fanno i preti col Diavolo, catechizza, istruisci, fomenta, impaurisci.

E avrai una maggioranza patriottica, unita, pronta a vendicare le offese alla nazione.

Usa la maggioranza come un coltello puntato alla gola del ribelle, poi vai da quelli della stanza invisibile nel posto molto alto, e portagliela con la bocca, come il cane porta la ciabatta al padrone. Ti daranno una ricompensa e una carezza sul muso. E feudi, e azioni, e onorificenze e un talk-show.

Ma non è stato il capo della Repubblica™, il mio compagno di scuola, a fare tutto questo, perché lui è un ragazzo buono, io me lo ricordo. Il problema è che è andato molti anni a scuola e ora ci crede a quest’affare della patria e della bandiera. Questo di cui parlo invece è un meccanismo lungo, lento: ci sono pochi oligarchi nascosti che, mentre dicono ai figli di perseguire il progresso dell’umanità, scrivono e cancellano la storia uccidendo per nulla. Poi i figli si svegliano una mattina con un corpo freddo e sottomettono e fregano e continuano a uccidere per nulla, perché si sono svegliati una mattina. Ma tutto questo è invisibile, come gli ingranaggi delle pistole, come il virus della mia gamba, come il virus che possiede essi stessi. E’ una violenza primitiva, che si è strutturata, e può sembrare complicata, ma credimi è molto semplice, ragazzo. Gli Orango della giungla portano la divisa militare e i paramenti sacri».

Allora, ragazzo, ci parli della bandiera italiana
“La bandiera italiana è d’ispirazione giacobina, nacque durante la campagna d’Italia di Napoleone. Il figlio illegittimo del re aveva comprato un stock dalla Cina, sono rimaste ancora milioni di bandiere, ed è difficile che finiscano presto.” 

Presi un brutto voto agli esami. 
Poi ebbi una storia di risse nel quartiere.

Non credetti più alle parole del bidello, ma ogni tanto per strada vedevo qualcuno camminare con gli occhi di ghiaccio, e il corpo freddo, con la clava, o la pistola, o la valigetta.

Non si moriva di malattia e nemmeno di fame. Era certo ormai che le cause dei decessi non erano visibili.

Presi a zoppicare una mattina d’aprile per i viali dell‘università.
Il  professore con l’anello al dito da barone diceva che i partigiani avevano combattuto per il paese. Una ragazza mora con gli occhi belli si alzò in piedi e disse che non era vero. Che i partigiani avevano combattuto per i sogni e per le persone. 

Incontrai la ragazza mora, con gli occhi belli, sui gradini all’uscita della facoltà. Leggeva le carte e i sogni.

“Raccontami un sogno”
 “Non ci credo”
“Un uomo dovrebbe credere ai propri sogni come fanno i bambini, che al mattino si svegliano e continuano a cercare il tesoro.”

 Me ne andai zoppicando per le strade più scivolose della città, lei partì per un lungo viaggio, e si perse al di là del mare.

 E vidi morire per nulla molti miei amici, altri nascondere un virus invisibile; io cercavo di non zoppicare, con una gamba più corta, mi arrangiavo con un piede sul marciapiede e uno sulla strada.

Poi una sera, anni dopo, ci siamo rincontrati. 
Aveva un sorriso bellissimo, ma gli occhi bagnati di tempesta “raccontami un sogno”

“Ho sognato in questi anni ogni notte la stessa cosa:  cercavo una strada, ma non la trovavo. La strada portava in un posto dove non si muore per nulla”
“Hai la macchina?”
“Si”
“Andiamo a cercare quel posto?”

Al mattino mi svegliai che ero nudo, su un letto, e non c’era lo Stato e non c’era la storia. Lei mi diede un nome nuovo, come si fa con i neonati. La sorpresa più grande fu vedere le mie gambe ugualmente lunghe, e sane. E poi, i suoi occhi belli.

Il 2 Giugno la città era assediata dai militari, noi fuggimmo come i ribelli. 
Pronti a vivere o a morire, ma non per nulla. Né per un Dio, né per una bandiera. Riparati, ognuno nell’altro, dall’urlo della notte.

Nel cortile della scuola ero un bambino molto piccolo, una bambina mora un giorno mi disse” lo sai che significa la parola ribelli?
Quando due sono belli, poi diventano brutti, e poi ridiventano belli, ma più di prima: ri-belli. “