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I blog de IlFattoQuotidiano.it
Marco Crescenzi
Presidente ASVI School for Management & Social Change

Viaggio in un altro mondo possibile

‘Ne ho viste cose che voi umani non potete neanche immaginare…’ (Blade Runner, monologo finale).

Questo blog è dedicato alle nuove frontiere sociali, alle sue storie e ai suoi protagonisti in Italia e nel mondo.

Prospettive nuove e a volte sorprendenti intorno a noi che ci invitano a scelte quotidiane diverse anche semplici, a portata mano. A ‘fare società’ in modi diversi, a ‘stare in società’ in modi più creativi e protagonisti.

Siamo (in Europa) in un momento nero che però offre anche interessanti opportunità:

Ai ‘cittadini consumatori’, più consapevoli, che hanno molto più potere di quanto immaginino detenendo comunque la scelta finale di acquisto e quindi il ‘potere ultimo’ su economia e finanza.

Alle aziende, che possono aprire nuovi mercati ‘sociali’ e nuovi modi  più solidali di fare mercato (tema emergente della ‘social innovation’), con maggiore radicamento nelle comunità locali, e maggiore attenzione alle relazioni con il nonprofit (Associazioni, Ong, Fondazioni, Cooperative Sociali)  più evoluto.

Ad una nuova politica, che ha ampie possibilità per riprendere i rapporti con i cittadini, a partire dall’ascolto e poi non sostituendosi alla società ma costruendo il frame work che permetta a tutti (cittadini, aziende, nonprofit) di operare con la massima efficacia, efficienza e velocità.

Alla Pubblica Amministrazione, in cui alcuni settori di eccellenza possono supportare vere e proprie piccole rivoluzioni (vedi il recente pregevolissimo Forum Pa di Roma sui temi della ‘Social Innovation Made in Italy’)

Al noprofit che deve decidere se morire di asfissia in attesa dell’erogazione pubblica, o respirare aria nuova ed imprenditorializzarsi in forme innovative cercando anche partnership con le aziende.

Ai media, per uscire da repliche stantie e rappresentare il nuovo, i modelli positivi e le storie di successo, per tornare ad essere anche ‘educazione’.

Troppo grandi e complessi sono i problemi oggi perché possano essere risolti solo dallo Stato, dal Mercato, dal Noprofit, dai movimenti civici dal basso. Il cambiamento passa obbligatoriamente dal lavorare insieme, dal contaminarsi tra i diversi attori, dal mischiare i diversi punti di forza allineandoli alle opportunità, dall’immaginare vecchi strumenti spesso dannosi (come la finanza) utilizzati in nuovi modi utili.

Sappiamo tutti sulla nostra pelle quanto l’Italia sia un paese difficile da digerire. Durissimo, prepotente e maleducato nelle sue forme di vivere civile, spesso repellente. Lo so anche perché ho tre figli, ho fatto l’imprenditore ‘for profit’, il libero professionista, faccio il manager e l’imprenditore no profit e quindi  mi sono scontrato in tutti gli ambiti con  le clamorose inefficienze italiane.  

Confesso che viaggiare molto all’estero mi aiuta a sopportarla, anche perché ogni paese ha le sue gravità sociali. I paesi scandinavi modello hanno un tasso di suicidi doppi di quello Italiano (fonte Oms); l’Inghilterra mantiene i più alti tassi di povertà infantile tra i Paesi industrializzati europei, con epicentro proprio nella mia amata Londra (fonte Child Poverty Action).

Potremmo proseguire dibattendo su come sono trattati i cittadini-viaggiatori sugli aerei Usa, o sulle attuali condizioni di vita delle metropoli asiatiche comparate alle europee.

Eppure, in Italia, se focalizziamo lo sguardo sulle tante storie di  giovani, manager “diversi” (social e cool), protagonisti, aziende e organizzazioni sociali che ce l’hanno fatta, che hanno creato nuovi modelli e valore condiviso, bellezza, ricchezza, l’umore migliora e con essa l’energia e la voglia di fare e cambiare.

Parafrasando il monologo finale di Blade Runner’Ne ho viste cose che voi umani non potete neanche immaginare…

E allora andiamo a scoprirle insieme queste storie, in un bel viaggio nelle nuove frontiere sociali, affinchè non accada che (prosegue blade runner) ‘…tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime di pioggia…’. Perché non ‘..è ora morire’, ragazzi, ma di battersi, cambiare, vivere.

Per noi, per i nostri figli. Abbiamo alternative?


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