In un paese come questo anche il terremoto “aiuta”. Non abbiamo mai dimenticato l’esultanza di Francesco Piscicelli and company quando non riuscivano a trattenere la loro soddisfazione per le magnifiche prospettive in termini di appalti che si profilavano a L’Aquila.

Ma le calamità possono essere anche un’occasione ideale per portare  a casa degli ottimi risultati “indiretti”, molto significativi.  E’ difficile , per esempio, pensare che  sia stato solo un caso che a riferire in Senato per conto del governo sul drammatico bilancio del terremoto in Emilia, con tanto di “tabulato riepilogativo”,  ci fosse proprio il sottosegretario alla presidenza del consiglio Catricalà.  E sempre a lui viene affidato l’annuncio solenne della scelta del 4 giugno per celebrare il lutto nazionale.

E’ passato pochissimo dalle prese di distanza del presidente Monti, dallo stop del ministro della Giustizia Severino, dallo sconcerto del vice-presidente del CSM Michele Vietti e poco più di 24 ore da quando ai massimi livelli della presidenza del Consiglio, secondo indiscrezioni non smentite, si sarebbe attesa ed auspicata una lettera di dimissioni del sottosegretario troppo zelante.  

Antonio Catricalà, successore non solo temporale dell’infaticabile Gianni Letta e prosecutore della sua vicepresidenza sui fronti “sensibili” era riuscito, con un colpo di mano  collaudato, ad infilare quattro articoli assolutamente incongrui in un ddl sul “merito scolastico” per sbilanciare la composizione della sezione disciplinare del CSM a favore dei cosiddetti laici, cioè i politici.

Insomma con il nobilissimo fine di “assicurare la terzietà agli organi disciplinari e per evitare la critica di una giustizia domestica” era quasi riuscito a realizzare il sogno perseguito da decenni, non solo da Berlusconi, di mettere in mano ai politici i destini professionali dei magistrati. Con lo scopo di aggirare e ribaltare il principio costituzionale dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura dietro lo slogan della “certezza e dell’imparzialità dell’azione disciplinare” da realizzarsi paradossalmente aumentando la componente politica dell’organo di autogoverno, mentre da sempre si denuncia la eccessiva politicizzazione del CSM.

L’ intervento ufficiale del sottosegretario fino a ieri “in bilico” come voce del governo, in un momento altamente drammatico e mentre si aggiornava di mezz’ora in mezz’ora il bilancio delle vittime del terremoto indica senza ombra di dubbio che Catricalà resta più saldo che mai al suo posto e che in fondo non è successo niente di serio.

E se ce ne fosse stato ancora bisogno,  conferma purtroppo l’incapacità o la mancanza di volontà del presidente del Consiglio di liberarsi, ancora una volta della zavorra che sul fronte della giustizia, e non solo, lo imprigiona in una rete tentacolare di imboscate, agguati, blitz, ostruzionismi “di governo”.  

E come se non bastasse, mentre gli occhi e i pensieri degli italiani erano concentrati sulle immagini di distruzione e di morte che arrivavano dai paesi dell’Emilia, alla Camera ancora una volta l’impegno massimo dei noti giureconsulti del maggiore partito che “sostiene” il governo Monti era rivolto con l’emendamento Sisto a “riscrivere” il reato di concussione in funzione  del processo Ruby
Poco importa che si tratti della riproposizione di un emendamento che, guarda caso, esclude la fattispecie della concussione quando non vi sia passaggio di denaro o altra utilità, come se, per assurdo,  in forza del proprio potere un presidente del consiglio inducesse un funzionario a consegnare “la nipote di Mubarak” a Nicole Minetti. E ancora meno importa che su tale emendamento il 10 maggio scorso il Governo avesse dato tramite il ministro della Giustizia parere negativo.

Per riproporlo, Sisto e i vari cloni di Ghedini non potevano contare su una giornata più opportuna, confidando nella comprensibile distrazione degli italiani e nel molto meno comprensibile laissez faire di Mario Monti.