Per anni abbiamo sentito ripetere come un mantra da alcuni nutrizionisti e rappresentanti delle istituzioni che non esistono cibi cattivi e cibi buoni ma che tutto dipende dall’uso che se ne fa. Come se una carota e una patatina fritta fossero la stessa cosa. Di tanto in tanto si assiste a qualche peripezia dialettica dell’esperto di turno che tenta di scovare qualche virtù in bibite e merendine varie. C’è da rimanere stupiti di fronte a tanta ostinazione visti gli innumerevoli dati scientifici neutrali (non sponsorizzati) che mostrano in tutta la sua gravità l’impatto che l’industrializzazione e il marketing del cibo hanno avuto sulla nostra salute. 
Più recentemente alcune industrie alimentari, ben consapevoli dell’inarrestabile aumento di consumatori attenti alla propria salute e propensi a pagare un sovrapprezzo se il prodotto è convincente, hanno iniziato a sottolineare le proprietà salutistiche dei propri prodotti. Purtroppo però il più delle volte non si tratta del risultato di una scelta virtuosa di fare ricerca per produrre alimenti migliori ma di un approssimativo tentativo di aggiungere o togliere qua e là qualche ingrediente, rifare la confezione e tentare di dare sempre ai soliti prodotti una parvenza salutistica. Semplici operazioni di maquiillage che sempre più spesso però non convincono i consumatori.
I giornali per esempio hanno riportato nei giorni scorsi il caso di Ferrero che con il lancio della Nutella in Usa ha conquistato 16 milioni di casalinghe ma è finita nei quai a causa di Athena Hohenberg, una signora che essendosi accorta di un certa discrepanza tra la pubblicità della crema spalmabile e il suo contenuto di grassi ha promosso una Class Action contro Ferrero che a sua volta ha preferito scendere a patti, versando 3 milioni di dollari all’agguerrita casalinga e cambiando la campagna pubblicitaria.
Gli Usa evidentemente sono ben più attrezzati di noi nella protezione del consumatore e così le sanzioni per pubblicità ingannevoli sono all’ordine del giorno. Su internet si parla anche di Danone che sempre in America ha sborsato 45milioni di dollari per via della pubblicità  di Activia giudicata ingannevole.    

Da noi le multe sono ancora irrisorie e le procedure molto complesse e disomogenee tra i vari paesi dell’Unione Europea. Sia chiaro, nessuno sostiene che esiste un singolo colpevole per i danni che i cibi moderni e il nostro stile di vita ci causano. Tutti sappiamo che perfino mangiare il peggiore junk food di tanto in tanto non causa problemi. Allo stesso modo una sigaretta non ha mai ammazzato nessuno ma questo non ci autorizza né a sostenere che il fumo non sia nocivo né che certi alimenti non siano peggiori di altri sul piano della salute.

Ma il vero problema è un altro e sta in quel “di tanto in tanto” che è così difficile da rispettare quando si tratta di alimenti studiati a tavolino per essere irresistibili. Miscele di sale, zuccheri e grassi agiscono sui circuiti cerebrali legati al piacere rendendo l’uso saltuario e a piccole dosi di certi alimenti molto più complesso di quello che si può immaginare.