Il lavoro a maglia? Qualcosa che sembra riportare al passato. Eppure, il knitting, cioè l’arte di lavorare a maglia, è quanto mai attuale: espressione artistica, strumento benefico, moda e perfino fulcro di movimenti di strada, diffusi in tutto il mondo.

Un bimbo vestito da Cuore di maglia

A “fare bene” con ferri e filati ci pensa Cuore di maglia, un’associazione no profit che si occupa di creare indumenti adatti ai bambini che, nati prematuri, non ne troverebbero altrimenti. Tutto quello che serve per vestire bimbi nati così piccoli da stare nel palmo di una mano. “Coperte caldissime, cappellini buffi, scarpette spiritose, da regalare ai bambini malati, ai bambini soli, ai bambini e basta”. Con queste parole si presentano sul loro blog – www.cuoredimagliablog.blogspot.it – queste donne di ogni età, raccontando la loro esperienza negli ospedali italiani nonché le storie dei tanti bambini che ricevono i loro doni.

“DONI MA PREGIATI” Ogni dettaglio, all’interno del progetto Cuore di maglia, rientra nel protocollo Care, che tutela la qualità della permanenza in ospedale di bambini e genitori. “Il controllo sui capi che vengono consegnati dalle volontarie – dice Laura Nani, presidente e fondatrice dell’associazione, sentita da Ilfattoquotidiano.it – è molto scrupoloso. Solo una volta che i capi sono stati esaminati dalle nostre “ambasciatrici” di zona possono entrare negli ospedali”. I filati utilizzati dalle volontarie dell’associazione con sede ad Alessandria, infatti, sono tutti di alta qualità, apprezzati dai team medici dei reparti di Terapia intensiva neonatale.

Operazione un principino

“L’idea – racconta Rosanna Villani, impegnata nel progetto fin dall’inizio – è venuta a Laura: aveva realizzato delle scarpine per la nascitura figlia di un’amica e resasi conto di averle fatte troppo piccole, pensò che non valesse la pena buttarle ma che, anzi, fosse il caso di realizzarne altre di quella misura, per i bambini nati prematuramente”. “Abbiamo cominciato in cinque – prosegue Rosanna – e oggi siamo quasi duecento e non ci occupiamo solo di bambini nati prima della data prevista”.

“OPERAZIONE UN PRINCIPINO” – Il prossimo progetto di Cuore di Maglia si chiamerà “Operazione un principino”. Obiettivo? Creare un piccolo guardaroba per un bambino abbandonato in ospedale. Un bambino di cui “non conosciamo ancora il nome – si legge sul blog – ma di cui ci stiamo già prendendo cura”. Perché Cuore di maglia vestirà il neonato, questa volta nato nei termini ma solo, finché non sarà una nuova famiglia a occuparsi di lui.

NON SOLO BENEFICENZA – Molti i blog specializzati che propongono idee, modelli e spunti creativi per chi ama lavorare a maglia. Nel blog www.yesweknit.wordpress.com storie di knitters e appuntamenti sul territorio italiano. Altro sito di riferimento, questa volta internazionale, è www.raverly.com: una vera e propria community per appassionati di ferri e uncinetto. Scegliere su catalogo un modello e comprare il materiale (lana naturale proveniente dall’Uruguay) che serve per realizzarlo con le proprie mani è possibile, invece, cliccando sul sito spagnolo www.weareknitters.com.

Un'opera di Magda Sayeg

QUANDO IL KNITTING E’ MODA – Rilassarsi con le amiche o semplicemente creare “regali” ad hoc, fatti con le proprie mani, è diventato un trend per moltissime ragazze. Ma l’arte del knitting è anche un modo per esprimere idee e creare opere d’arte contemporanea. Così è per il fenomeno dello Yarn bombing, un movimento che è diventato una forma di street art, partita dagli Usa e arrivata anche in Europa. Il movimento, espressione di creatività che veste elementi urbani e colora il mondo con creazioni in maglia, portando bellezza che non “sporca” e non “distrugge” (nonostante lo Yarn bombing sia considerato, alla stregua di tutte le altre forme di “street art”, illegale e dunque perseguibile). La “mamma” del movimento, Magda Sayeg, ha colorato mezzo mondo e oggi collabora anche con brands internazionali.

E se lavorare a maglia “fa bene”, allora “Mettiamoci una pezza”. E’ l’invito dell’associazione Animammersa per “ridare colore” a L’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Tutti sono invitati a partecipare per ricoprire cento metri quadri di superficie, nel centro della città, con stoffe lavorate a maglia, per provare a riportare colore dove da troppo tempo ce n’è veramente poco.