Mentre l’Italia è indagata dai campi di calcio alle sagrestie, c’è gente che fa il suo dovere. Gente che, con pochi soldi e molta intelligenza, migliora la vita dei cittadini e rende civile il nostro Paese, lo trasforma in un luogo persino generoso e invidiabile.

Andrea Risaliti è un chirurgo friulano che in sette anni ha portato l’Ospedale regionale di Ancona al terzo posto nella classifica dei centri italiani dove si fanno i trapianti d’organo. Parliamo di fegato, rene, pancreas, ma anche di ossa, cornee, vene, legamenti,  valvole cardiache e membrane amniotiche per la chirurgia oculare (tecnica unica in Italia presso la Banca degli occhi di Fabriano). Solo nel primo trimestre del 2012 sono stati realizzati 28 interventi, 69 nel 2001, saranno 500 entro il 2012 partendo dal 2005, anno in cui iniziò l’avventura marchigiana di Risaliti. Il quale, per trasformare una regione da un milione e mezzo di abitanti nella seconda area geografica più generosa d’Europa nella donazione d’organi, ha potuto contare solo su due chirurghi universitari, due ospedalieri e un contrattista.

Tutto qua. Un bravo capo, cinque colleghi che, lavorando come pazzi, hanno restituito la vita a centinaia di pazienti, e reso meno dolorosa l’assenza di una persona amata. Adesso Risaliti è tornato nella sua città, Udine, ma il centro ha già un nuovo obiettivo: il trapianto da vivente. L’ospedale di Ancona, per rendere onore al suo chirurgo in partenza, ha reso nota la contabilità del centro: 1,7 milioni di euro tutto compreso, per un risparmio che vale quasi il doppio. “Cinquanta trapianti in un anno significano per una regione di medie dimensioni circa 2,5 milioni di euro in cure evitate” ha detto Risaliti nel suo discorso di addio. Tutto poco romantico, ma tanto importante per trapiantare anche un po’ di fiducia.