Dopo Antonio Conte, ora tocca a Massimo Mezzaroma essere chiamato in causa nello scandalo calcio-scommesse dalle dichiarazioni del ‘pentito’ Filippo Carobbio. Secondo quanto riferito agli inquirenti dall’ex giocatore del Siena, il presidente dei toscani avrebbe chiesto ai suoi giocatori di perdere una partita perché voleva puntare sulla sconfitta della sua squadra. Il particolare è contenuto in un’informativa della polizia agli atti dell’inchiesta di Cremona. Oltre a Carobbio, ad accusare Mezzaroma (il cui fratello Marco – marito dell’ex ministro Mara Carfagna – ha ‘rifondato’ la Salernitana insieme al presidente della Lazio Claudio Lotito) anche il portiere del Torino (ed ex Siena) Ferdinando Coppola

“Gravi elementi di responsabilità”: gli inquirenti non usano mezzi termini per definire le accuse di Filippo Carobbio nei confronti di Massimo Mezzaroma, che ha raccontato ai pm di Cremona quanto gli riferì un altro ex giocatore della squadra toscana, il portiere Coppola. “Qualche giorno prima della partita Siena-Varese – si legge nel verbale di Carobbio, desecretato nei giorni scorsi – Ferdinando Coppola entrò negli spogliatoi sbiancato in volto rappresentandoci che poco prima, all’esterno degli spogliatoi, era stato avvicinato da una persona vicina al presidente che gli aveva chiesto se c’era la possibilità di perdere la partita”. Questa persona, ” di cui Coppola mi fece anche il nome ma che in questo momento non ricordo – ha proseguito Carobbio – gli aveva detto che il presidente intendeva scommettere o aveva scommesso sulla nostra sconfitta. Intendo riferirmi al presidente Mezzaroma. La squadra oppose un netto rifiuto suggerendo al Coppola di rappresentare a chi lo aveva contattato di non aver voluto riferire la proposta ai giocatori in quanto lui stesso non era d’accordo. Ribadisco che il Coppola era quasi sconvolto”. Nell’interrogatorio, inoltre, Carobbio dice inoltre che della richiesta del presidente era al corrente anche lo staff tecnico. “In seguito ho appreso da Stellini (all’epoca e tuttora vice di Antonio Conte) – è scritto nel verbale – che la proposta era stata fatta da Mezzaroma anche allo staff tecnico e anche loro si erano rifiutati. Era la prima volta che ci proveniva una richiesta del genere dal presidente”.

Le ‘indicazioni’ di Mezzaroma, tuttavia, non sarebbero un elemento circoscritto alla gara contro il Varese. I sospetti degli inquirenti, infatti, si concentrano in particolare su 8 partite, alcune nuove e altre già emerse nelle prime due fasi dell’inchiesta cremonese. Si tratta di Novara-Siena 2-2 (1/5/11); Siena-Torino 2-2 (7/5/11); Siena-Varese 5-0 (21/5/11); Albinoleffe-Siena 0-1 (29/5/11); Siena-Ascoli 3-0 (11/12/10); Siena-Piacenza 2-3 (19/2/11); Modena-Siena 0-1 (26/2/11) e Siena-Sassuolo 4-0 (29/3/11). A chiamare in causa la società non è stato il solo Carobbio, ma anche Carlo Gervasoni, l’altro giocatore finito in carcere che ha ammesso diverse combine e ha consentito agli investigatori di riscontrare molti elementi che hanno incastrato altri giocatori. Secondo chi indaga, in almento 4 delle otto partite (Novara-Siena, Siena-Torino; Siena-Varese e Albinoleffe-Siena) “il risultato finale sarebbe stato condizionato da precedenti accordi intrapresi tra rappresentanti (dirigenti e tecnici) delle società contrapposte, per conseguire reciproci vantaggi di classifica, sostenuti dalla convenienza di alcuni calciatori”.

Carobbio, inoltre, anche davanti ai pm di Cremona ha confermato quanto detto al procuratore federale Stefano Palazzi. “In sostanza Conte si limitò a dire che avremmo pareggiato la partita e che era stato raggiunto un accordo per il pareggio”.

Accuse gravissime, quindi, che se confermate significherebbero una batosta disciplinare per la squadra toscana, salvatasi quest’anno in Serie A grazie alla cavalcata vincente con Sannino in panchina: il rischio, ora, è che il mezzo miracolo dei senesi potrebbe essere cancellato dalla giustizia sportiva. E sull’impatto mediatico della nuova ondata di arresti, oltre che sugli sviluppi delle indagini, è intervenuto anche il presidente del Consiglio Mario Monti. “E’ particolarmente triste quando un mondo che deve essere espressione di valori alti, come lo sport, si dimostra un concentrato di aspetti tra i più riprovevoli come la slealtà, l’illegalità e il falso”. Poi l’idea del premier, provocatoria solo fino a un certo punto: “Non è una proposta mia o del governo – ha detto Monti – ma da persona che era appassionato di calcio tanti anni fa, quando il calcio era calcio, mi domando se per due o tre anni non gioverebbe una totale sospensione di questo gioco”. Le parole del premier vengono commentate anche dal vicepresidente del Csm Michele Vietti: “Non sono assolutamente tifoso, pause del campionato non mi turberebbero”. Nel merito dell’indagine Vietti ha detto di non poter parlare: “Quando i magistrati lavorano, il vicepresidente del Csm tace”. Sul caso interviene anche Gianfranco Fini:  “Credo che quella del presidente Mario Monti sia stata una espressione volutamente enfatica per sottolineare il suo sdegno, la sua preoccupazione per quello che sta emergendo, dando voce alla totalita’ dei tifosi e degli amanti dello sport nazionale per eccellenza. Ma e’ un’espressione che non va presa alla lettera”.

Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, replica secco al premier Mario Monti: “Sono perfettamente d’accordo: nessuno sconto per chi ha barato, ma fermare i campionati significherebbe mortificare tutto il calcio, penalizzare chi opera onestamente, la gran parte del nostro sistema, e perdere migliaia di posti di lavoro. Non è la soluzione”. Poi Abete aggiunge: “Capisco e condivido l’amarezza del presidente Monti del quale rispetto il ruolo in un momento delicato del Paese e la riconosciuta statura personale. E’ l’amarezza di fronte alla perdita di valori. Dallo stesso Monti e a livelli istituzionali più autorevoli è stato però sottolineato a proposito della politica la necessità di ritrovare la fiducia dei cittadini e di evitare demonizzazioni”. Il numero uno della Federcalcio sottolinea: “Il calcio è nella società civile, e non è peggio della società. Non è meglio, ma non è neanche peggio”. Poi continua: “Il calcio italiano è fatto di un milione e 400 mila tesserati, di oltre 700 mila partite l’anno, di migliaia di professionisti onesti: per rispetto a loro, va evitato il rischio di generalizzare”. Infine Abete parla di finanziamenti pubblici al calcio:  “Il calcio professionistico non riceve un euro di fondi pubblici. E’ finanziato da risorse provate e introiti commerciali. Bisogna stare attenti a non ingenerare equivoci”. E il presidente aggiunge: “Al di là dell’indotto del settore, il nostro report economico 2011 dice che il solo settore professionistico versa alle casse dell’Erario un miliardo e cento milioni di euro in un anno. Ci sono poi 64 milioni di contributi corrisposti dal Coni alla Federcalcio: come certificano i nostri bilanci, sono impiegati esclusivamente per l’attività del calcio dilettantistico, per quella del settore giovanile e scolastico, per le nazionali giovanili, per il funzionamento della giustizia sportiva, per il mondo arbitrale che ogni anno in tutti i campionati garantisce la disputa di 700mila partite”.

La proposta del capo del governo, però, non è andata giù al presidente del Palermo Maurizio Zamparini, che non le ha mandate a dire: “L’unica cosa indegna in questo Paese è che uno come Monti osi dire quello che ha detto. L’unica persona indegna è Monti che ci sta massacrando, sta distruggendo l’Italia”. Per quanto riguarda le proposte per venir fuori dall’impasse, invece, Zamparini ne propone una tutta sua: “La Lega di Milano praticamente non esiste, la nostra tragedia è stata formare la Lega di A, perché quella di B sta lavorando bene e sta collaborando con la federazione. Non si è riusciti ad esprimere un presidente – ha continuato Zamparini – è qualcosa di anomalo. Io mi augurerei che la situazione portasse a un commissariamento, in 25 anni non ho mai visto una cosa del genere”. Zamparini ha ribadito anche il suo no alla responsabilità oggettiva: “E’ sbagliata ed è una cosa che va modificata dall’ordinamento sportivo perché ci sono delle società che escono già danneggiate se un proprio tesserato scommette”.