Forse perché le pagine dei giornali di queste settimane sono vergate di rosso cardinalizio come fosse sangue. Forse perché non passa giorno in cui l’intrigo, i veleni, il ‘danaro’ ci raccontano una Chiesa nella quale chi crede stenta a ritrovarsi. Forse perché io sono tra questi. Oggi vi porto a Campo di Carne ragazzi, alla periferia di Aprilia (35 km da Roma). Vi tocca! Come si dice a Roma.

A Campo di Carne c’è don Alessandro Tordeschi parroco della chiesa Annunciazione Beata Vergine Maria. L’ho conosciuto un anno fa a casa di una comune amica.

Lui stava seduto a malapena su un piccolo sgabello da giardino con l’abito da prete. E’ imponente don Alessandro, e giovanissimo (quarantaquattro anni). Mi siedo accanto a lui e i nostri occhi s’incontrano. Avete presente l’innocenza dello sguardo di un bambino? Ecco io ho visto questo.

Comincio a rafficarlo di domande:
la vocazione (a ventun’anni), la reazione della famiglia alla notizia (ha una madre eccezionale) ,come vive un ragazzo che ha consacrato la vita al Signore (si alza alle sei della mattina, prega e organizza la vita fuori e dentro la parrocchia). Lui soddisfa paziente ogni mia curiosità ma non smette di muoversi su quel trespolo. Poi dice:

“Perdonami Anna ma devo tornare in parrocchia per dire messa. Quando sono arrivato sei anni fa a Campo di Carne la chiesa era vuota e allora sono andato a caccia di anime.”

Cosa vuoi dire padre? Domando.

“Sono sceso in strada. A parlare con la gente. Qualche volta mi sono anche confrontato con la diffidenza di molti soprattutto dei giovani. E li ho invitati a guardarsi dentro come diceva S Agostino, per trovare la luce. Ho anche letto la Bibbia in strada sai, su un gradino..! La nostra è una realtà difficile Anna, ma oggi sono contento. La chiesa è stracolma!”. Sorride. “Facciamo anche musica. In memoria dell’amico Damiano Malvi che suonava i timpani e la batteria ho formato un orchestra di giovani diplomati al Conservatorio. Credo che la musica sia un mezzo per arrivare a Dio.”

Stacca i suoi occhi limpidi dai miei e si alza. Ci salutiamo.

Qualche mese dopo chiedo di lui a Gioia, la mia amica. Lei mi racconta che don Alessandro ha organizzato una fiaccolata di fedeli per protestare contro la costruzione di una centrale a gas elettrica che si vuole poggiare a ridosso del quartiere. Lo chiamo stamattina per il mio blog, ho bisogno d’aria pulita. E lui mi liquida in fretta:

“Perdonami Anna sto finendo una colletta alimentare a sostegno di dieci famiglie disagiate. E poi devo organizzare una manifestazione a sostegno del pronto soccorso del nostro ospedale. Lo vogliono chiudere. Ciao.”

 Ps: mentre vi scrivo (da Milano) sento tremare il pavimento ragazzi. Vi abbraccio forte!