Il protagonista dell’ennesimo scandalo provocato dal Governo Monti è, ancora una volta, un Consigliere di Stato. Questa volta si tratta del sottosegretario, Antonio Catricalà che, come si legge su Repubblica, nonostante il chiaro veto di Monti, pare  gli si sia sovrapposto, proponendo agli organi di autogoverno delle magistrature un testo di riforma delle sezioni disciplinari. Un fatto di allarmante gravità: controllare le sanzioni disciplinari dei Magistrati significa controllare la magistratura, le carriere, le nomine che contano.

Ma l’elenco dei consiglieri di Stato che hanno messo in difficoltà Monti è lungo: da Carlo Malinconico (ex consigliere di Stato) che si è dovuto dimettere dopo lo scandalo delle vacanze pagate a sua insaputa, a Filippo Patroni Griffi, il consigliere di Stato/ministro che ha acquistato la casa al Colosseo ad un prezzo stracciato grazie ad una decisione dei suoi colleghi, a Pasquale de Lise, la cui nomina all’Autorità dei Trasporti ha creato un tale scontento da costringere il governo a fare marcia indietro.

Il Consiglio di Stato è, in realtà, il vero governo ombra di questa Repubblica, che occupa da decenni i vertici di molte istituzioni repubblicane: dall’ex vigile urbano Claudio Contessa che, passato per il Consiglio di Stato, è diventato capo legislativo del ministro Fornero, dove si decide il futuro dei lavoratori italiani, a tutti i consiglieri di Stato “prestati” alle autorità indipendenti (Sergio Santoro, Corrado Calabrò, Roberto Chieppa, Nicola D’Angelo, Luigi Carbone), ai segretari generali del Presidente della Repubblica (Marra e, prima, Gifuni), ai giudici della Corte Costituzionale (Paolo Maria Napolitano, Alfonso Quaranta), a molti dei capi di gabinetto e degli uffici legislativi dei ministeri (sarebbe troppo lungo elencarli), all’ex ministro Frattini, ecc.

Non solo: il Consiglio di Stato decide (con le sentenze) le nomine che contano: prefetti, generali, diplomatici, magistrati, professori universitari. Ha censurato, pare, oltre la metà delle nomine del CSM, piazzando peraltro l’ex presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (il cui figlio era già consigliere di Stato), poi coinvolto nella inchiesta P3 che ha sfiorato anche il presidente del Consiglio di Stato de Lise, al vertice della magistratura ordinaria, dopo e nonostante la bocciatura del CSM.
Se in principio ero solo io a dirlo sulle pagine di questo blog , adesso sono in buona compagnia: anche Scalfari, sulla prima pagina di Repubblica, ha scritto chiaramente che il Consiglio di Stato è la vera oligarchia, che rende più difficile, a mio avviso, uscire dal pantano della prima Repubblica, non essendo sufficiente cambiare i vertici lasciando intatti i meccanismi.

Ma da dove nasce questo potere, che sta forse alterando gli equilibri democratici del Paese?

Una delle cause principali è la giurisdizione domestica : i giudici amministrativi decidono su se stessi, sulle loro carriere, sui loro incarichi. E se qualcuno volesse impugnare atti relativi ai consiglieri di Stato rivolgendosi ad un Giudice? Nessun problema, anche lì, anziché affidare la giurisdizione al giudice del lavoro, la si è affidata in via esclusiva … al Consiglio di Stato!

Il problema è stato recentemente sollevato innanzi alla Corte di Cassazione, con il ricorso n. 12065/12 destinato alle Sezioni Unite. Essendo stata sollevata questione pregiudiziale innanzi alla Corte di giustizia europea la Cassazione dovrebbe trasmettere gli atti, essendo peraltro un obbligo, alla Corte di Giustizia Europea, che, si spera, ponga fine alla anomalia della giurisdizione domestica del Consiglio di Stato, che ha permesso a questa istituzione (composta da appena cento magistrati, spesso prestato al Governo) di gestire un potere così grande e, a mio avviso, di condizionare governi ed amministrazioni.