Stamani, intervistato dal Corriere della Sera, non aveva escluso una nuova alleanza con il Popolo delle Libertà. In serata Roberto Maroni mette maggiore ordine nella linea politica della Lega Nord, che si prepara a guidare: “Mi interessa parlare di contenuti e di prospettive. Le alleanze sono una cosa da Prima Repubblica, neanche da Seconda” risponde ai giornalisti a margine di un convegno a Varese sui rapporti “tra Padania e Svizzera”. “Non mi occupo di alleanze – aggiunge – di cui si discuterà al congresso federale”. All’ex ministro dell’Interno è stato anche chiesto un giudizio sull’iniziativa dei formattatori del Pdl a Pavia, ma non è voluto entrare nel dettaglio. “A me – si è limitato a dire – sta bene che tutti facciano quello che devono fare nel proprio partito: noi abbiamo un compito importante nella Lega che è quello di ripartire, di rilanciare l’azione politica e lo faremo nei congressi”.

Certo, il giudizio rimane duro sull’operato del governo Monti: “E’ un’anomalia che va risolta e per quanto ci riguarda deve andare a casa al più presto”. “L’azione di protesta eclatante di Bergamo – ha sostenuto – dimostra la nostra ferma intenzione di contrastare il governo Monti per quello che fa di sbagliato”.

Nel corso dell’incontro pubblico promosso dall’associazione Terra Insubre (di area leghista e in passato contestata da Umberto Bossi) Maroni è tornato a dire che il Carroccio è “l’anticorpo” nei confronti del centralismo ormai non solo più italiano ma anche europeo. E a proposito dei contenuti di cui a suo giudizio ci si deve occupare, l’ex ministro dell’Interno ha citato proprio la questione dei rapporti con l’Europa, “che deve diventare l’Europa delle regioni”. Maroni ha parlato in chiave positiva del modello federale svizzero, con il quale allacciare dei rapporti di collaborazione creando per esempio una vera regione transfrontaliera. “Mi interessa il progetto di una macroregione alpina – ha detto – ma potremmo invece pensare a una microregione insubrica, più facile da realizzare, anche perchè ci sono gli strumenti legislativi per farlo”. Attualmente una associazione, la Regio Insubrica, raccoglie rappresentanti delle province di Varese, Lecco, Como, Verbania e Novara, oltre che del Canton Ticino. “Magari un giorno, con un Cantone Insubria, la Svizzera avrà 27 cantoni”, ha scherzato Maroni, secondo il quale la nuova Europa nascerà proprio da aggregazioni come quella da lui suggerita, anche perchè si è detto convinto che “l’euro finirà probabilmente in archivio”.

Al Corriere Maroni aveva spiegato che “la Lega non morirà perché la questione settentrionale è lì. Intatta. Ed è innanzitutto una questione fiscale. La legge sull’Imu deve cambiare. E ci vuole una manovra-choc sul fisco. Sono d’accordo con la proposta di Luca Ricolfi: abbattiamo del 15% il carico sulle piccole e medie imprese. Dobbiamo negoziare con l’Europa un percorso più graduale per arrivare al pareggio di bilancio. Oggi la priorità è dare ossigeno alle imprese. E rivedere il loro rapporto con le banche. La Lega deve ripartire da qui: dall’economia”.

Sull’ipotesi di lasciare il Parlamento Maroni non nega ci sia questa possibilità: “E’ una delle ipotesi. Noi – spiega il triumviro – oggi dobbiamo concentrarci sul Nord. Occuparci del territorio. Diventare il partito egemone nella Padania. Lo decideremo al congresso. Se in questi mesi riusciremo a imporre la nostra egemonia sul territorio, possiamo anticipare il ‘modello tedesco’ già alle prossime elezioni, e farci rappresentare dagli alleati”. “Con Alfano ho un buon rapporto. Quanto a Berlusconi, vedremo quel che farà. La proposta del presidenzialismo arriva fuori tempo massimo. La Lega puo’ stringere alleanze, rinunciando a qualche voto per contare politicamente di più. Ma non ha paura di andare da sola. Se andiamo da soli, elettoralmente siamo più forti. E’ evidente che, se il Pdl appoggia Monti sino a fine legislatura, un accordo sarà difficile. Se lo fa cadere, è tutto più facile”. “Ora Bossi e io abbiamo un accordo”, dice Maroni, che sul fatto che sarà rispettato assicura: “Io non ne dubito”.