“Di libri sulla crisi economica e finanziaria ne abbiamo letti a bizzeffe, così come abbiamo sentito una moltitudine di studiosi lamentarsi di quello che sta succedendo a livello globale. Noi invece abbiamo pensato a scrivere un libro su come reagire alla crisi”. Più chiaro di così non si può, e infatti l’ultimo lavoro di Valerio Monteventi e Franco “Bifo” Berardi, due colonne del movimento bolognese, si chiama proprio Come si fa. Sottotitolo: tecniche e prospettive di rivoluzione. E c’è già chi dopo averlo letto lo ha definito “un abecedario della lotta di classe”. Sicuramente un’opera che ripercorre tutte le tappe della lotta “degli oppressi che si ribellano”, dalla guerriglia (e il primo a praticarla, ci ricorda il libro, fu Spartaco e non certo Che Guevara) fino alle recenti proteste degli indignados di tutto il mondo. Un libro che non sceglie le mezze misure, e che per questo ad alcuni potrà anche non piacere. Non perché sia scritto male, anzi, ma perché le soluzioni che propone sono a dir poco radicali. Insomma: prendere o lasciare. “Capitalismo finanziario e democrazia – spiega Bifo – sono incompatibili. La democrazia è stata cancellata e da ora in avanti qualsiasi scelta politica che ne presupponga l’esistenza va considerata come collaborazione con la dittatura finanziaria”.

Le premesse del ragionamento sono quelle ripetute da Bifo già altre volte: “Il movimento che si sta diffondendo contro la violenza finanziaria ha solo cominciato la sua storia. Occorre inventare le forme efficaci di azione perché questo movimento possa crescere, difendersi e costruire l’autonomia della società dal capitalismo finanziario, che la sta distruggendo. Per trovare queste forme dobbiamo conoscere la storia e le tecniche di alcune modalità di azione dei movimenti del passato. La violenza e la non violenza, l’appropriazione e lo sciopero, la sottrazione e l’esodo, l’antagonismo e l’autonomia”.

Nel concreto ciascun capitolo del libro, affidato da Bifo e Monteventi a autori differenti, illustra una tecnica di sollevazione, a cominciare dallo sciopero. E non si inizia di certo con esempi del secolo scorso, ma direttamente con il “general strike” di Occupy Wall Street del 2 novembre 2011, sciopero che è riuscito a bloccare il porto californiano di Oakland, uno tra i più grandi del mondo. A significare che lo sciopero non è certo un arnese del passato. “Oggi però le cose si fanno più complesse, e anche se sancito nella Costituzione il diritto di scioperare è di fatto negato ai precari. Ci siamo quindi chiesti se ci siano formule più efficaci per agire”, spiega Monteventi, che però non rinuncia a raccontare dei cosiddetti scioperi all’incontrario, quando pur di costruire opere necessarie alla collettività i braccianti erano disposti a lavorare gratis. Mancava la rete fognaria o una strada? Bisognava fare da soli, anche a costo di andare incontro a problemi con la legge. Il reato era quello di “lavori arbitrari”, e nei primi anni 50 furono migliaia i denunciati.

Oltre lo sciopero c’è poi il sabotaggio, e di spiegarci “come si fa” nel capitolo “L’omino col cacciavite in mano” se ne occupa Valerio Evangelisti, altro personaggio della sinistra bolognese nonché noto romanziere. Ancora: c’è la falsificazione, che negli anni 70 si è diffusa in tutta Italia grazie a riproduzioni di quotidiani con titoli decisamente sopra le righe: “Il costo della carne aumenta mangiamo Agnelli con la polenta”. Più concreto il falso volantino distribuito ad una manifestazione congiunta di Pci e Pri. Amendola e Ugo La Malfa sono fra gli ospiti, davanti a loro la sala strapiena di operai. Viene diffuso un volantino firmato Confindustria: gli industriali esprimono il loro appoggio per la linea del Pci di contenimento dei salari. I due leader politici si dichiarano soddisfatti, e la burla è così servita. E poi ancora il libro racconta di come si fa il boicottaggio dei prodotti commerciali, l’autoriduzione delle bollette, di come si entra in massa ai concerti senza pagare il biglietto, delle occupazioni (temporanee o meno) di stabili abbandonati, case e fabbriche. Per non parlare della “spesa precaria” in tutte le sue varie forme, tentata tra le altre cose proprio a Bologna pochi mesi fa. Tutte modalità di reagire alla crisi proprie del movimento a cui Monteventi e Bifo fanno riferimento.

Ed è proprio Bifo a citare addirittura il vangelo di Matteo: “Non siate ansiosi per la vostra vita – che mangeremo? E neppure per il corpo – di che ci vestiremo?”. Dopo tutto, ci racconta, c’è sempre la truffa alle banche col vecchio metodo del raddoppio dei traveller cheques. Tutto descritto nei minimi particolari, ovviamente. In realtà c’è poco da stare allegri, perché per l’Italia la prospettiva – sembra suggerirci “Come si fa” – è quella di una crisi all’Argentina. Agitazioni, tumulti, disoccupazione di massa, disastro per tutti. Eppure, spiega Montenventi, anche allora “si moltiplicarono le campagne di solidarietà, il cinema visse uno dei momenti più creativi della sua storia, le fabbriche ripresero a funzionare senza padroni, videro la luce molte mense popolari, nacquero club del baratto dove si potevano scambiare beni e servizi senza l’uso del denaro. Bisogna resistere alle politiche neoliberiste e allo stesso tempo organizzare solidarietà e mutualismo. In Italia non partiamo certo da zero”.