Nel mantovano il medico in corsia diventa anonimo. E’ infatti sparito il cognome dai nuovi tesserini di riconoscimento e dai camici del personale dell’azienda ospedaliera Carlo Poma, che comprende l’ospedale di Mantova e altri tre in provincia. Ragioni di privacy, ha spiegato la direzione generale in seguito alle polemiche sulla mancanza di trasparenza verso i pazienti. Ma ora il caso arriva in regione Lombardia, visto che il Pd ha presentato un’interrogazione alla giunta guidata da Roberto Formigoni. Il sospetto è che, mandando al macero i vecchi cartellini e capi di vestiario, sia stato sprecato un bel po’ di denaro pubblico, in parte finito nelle casse di un’azienda del bresciano legata alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione.

Un mese fa, come riportato dalla Gazzetta di Mantova, nelle strutture del Poma è iniziata la distribuzione di un nuovo badge per ognuno dei 4mila dipendenti, tra medici, infermieri e personale amministrativo. Hanno sostituito i vecchi tesserini, con una novità: accanto alla foto è riportato il nome di battesimo, mentre del cognome rimane solo l’iniziale. Scelta analoga per i camici: il nominativo è finito nella parte interna del colletto e non è più visibile all’esterno. Subito si sono levate le perplessità del sindacato dei medici Anaao, dell’ordine dei medici di Mantova e dell’associazione dei consumatori Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato. Tutti uniti nel sostenere che con il cognome viene cancellata di colpo anche la trasparenza dovuta ai pazienti, per i quali è ora più difficile sapere chi li sta visitando.

Il direttore generale del Poma, Luca Filippo Maria Stucchi, ha replicato inviando un’email ai dipendenti, in cui ha motivato la scelta con “ragioni di privacy e sicurezza degli operatori”, che nei reparti più difficili rischierebbero ritorsioni qualora siano identificati. Queste argomentazioni non hanno però convinto il presidente dell’ordine dei medici di Mantova, Marco Collini, secondo cui “la tutela del dipendente vale in certi contesti, come ad esempio in un pronto soccorso, ma nei reparti di degenza, dove viene tanto sbandierata l’alleanza terapeutica, il paziente è giusto che sappia da subito a chi si mette in mano”.

Qualche medico ha annunciato per protesta che avrebbe continuato a indossare il vecchio camice, con tanto di nome e cognome bene in vista. Ora però, man mano che il vestiario finisce in lavanderia, viene trattenuto e in cambio arrivano i capi nuovi. Li fornisce la Padana Everest srl, una società il cui amministratore delegato è Marco Marchetti, membro del consiglio direttivo nazionale della Compagnia delle opere. Padana Everest, in associazione temporanea d’impresa con la Servizi Italia spa, ha vinto nel 2011 la gara di appalto per il noleggio, il ricondizionamento e la logistica (servizi di lavanderia e consegna) delle lenzuola, dei dispositivi medici sterili, nonché degli abiti e delle calzature di medici e infermieri. Un appalto della durata di quattro anni, per un valore complessivo di 11,8 milioni di euro.

L’amministrazione del Poma sostiene che i camici anonimi non hanno causato alcun costo aggiuntivo, perché il precedente appalto di noleggio del vestiario, anch’esso in mano alla Padana Everest, era scaduto e quindi le vecchie divise andavano in ogni caso sostituite. Per quanto riguarda l’altro appalto, quello per la fornitura di circa 4mila badge da parte della Sintesi srl di Camposampiero (Padova), l’azienda ospedaliera comunica che il costo unitario è di 4 euro, uno in più dei vecchi tesserini: una spesa necessaria perché doveva essere aggiornato il logo, mentre l’euro in più è giustificato dalle potenzialità tecnologiche del nuovo badge, che potranno essere sfruttate in futuro.

Qualcuno in corsia ribatte che di tutte queste novità non c’era proprio bisogno, soprattutto in tempi di tagli, come quello annunciato 20 giorni fa per risparmiare 40-80mila euro all’anno sui piatti offerti in mensa ai dipendenti, pena una minore qualità del menù. Adesso si vedrà che ne pensa l’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani: sull’adozione dei tesserini e dei camici anonimi ha infatti presentato un’interrogazione il consigliere regionale del Pd Giovanni Pavesi. Che sottolinea come l’iniziativa del Poma leda “il diritto del cittadino/paziente di conoscere l’identità dell’operatore sanitario a cui si rivolge” e non garantisca “la pronta individuabilità del soggetto interlocutore” prevista dalla normativa introdotta dall’ex ministro Renato Brunetta per il personale della pubblica amministrazione a contatto con gli utenti. Pavesi chiede inoltre alla giunta Formigoni se la spesa sostenuta per sostituire cartellini e divise non sia da considerarsi “inopportuna, soprattutto in questo periodo di pesanti tagli al settore sanità”.