C’è una circolare del Dipartimento di Pubblica sicurezza che non piace affatto al Circolo Arcigay di Bologna. Si tratta della 333-A/9807.E.1/3368-2012, emanata il 14 maggio dagli uffici del Ministero dell’Interno di Anna Maria Cancellieri e firmata dal Capo della Polizia, Antonio Manganelli. Il documento si occupa delle domande di mobilità del personale della Polizia di Stato, in sostanza fissa delle regole per le richieste di trasferimento di sede di sovrintendenti, assistenti e agenti. Per decidere chi potrà spostarsi si usa un sistema a punti e graduatorie, e da quest’anno potranno salire di punteggio anche le coppie di fatto. Non tutte le coppie però. “I punteggi previsti per le esigenze del nucleo familiare – specifica la circolare in una nota a piè di pagina – si intendono estesi alle analoghe esigenze per le eventuali famiglie di fatto intendendosi per tale quella costituita da due persone di sesso diverso che convivono, more uxorio, coabitando stabilmente. La coabitazione deve risultare da certificazione anagrafica”.

Il problema sta tutto nella definizione di coppia di fatto, che la circolare ministeriale circoscrive solamente a unioni di persone di sesso opposto che convivono stabilmente. L’esclusione è sotto gli occhi di tutti: le coppie omosessuali non potranno ottenere il riconoscimento da parte degli uffici ministeriali, con la conseguente penalizzazione in termini di punteggio per l’agente di Polizia che convive con una persona del suo stesso sesso.

“Quello che dice questa circolare è vergognoso e palesemente discriminatorio – spiega Emiliano Zaino del circolo Arcigay “Il Cassero” di Bologna – La circolare del ministero dell’interno innova il concetto di “situazione familiare” all’interno delle forze di polizia italiane ma non tiene conto di tutte le realtà e le famiglie esistenti. Chiediamo al Ministro Cancellieri che intervenga prontamente, facendo estendere i diritti previsti per le coppie di fatto eterosessuali anche per le coppie omosessuali, tanto più che a queste ultime è negato l’accesso al matrimonio”.

Non è solo una questione di generica discriminazione. Per l’avvocato Michele Giarratano del settore Giuridico del Cassero sarebbero state violate anche “diverse indicazioni che negli ultimi anni i massimi ordini giudiziali italiani hanno dato circa l’estensione del concetto di famiglia anche alle coppie omosessuali”. Giarratano cita alcune sentenze, come la 138 del 2010 della Corte Costituzionale o la 4184 del 2012 della Cassazione, “sentenza che afferma come le persone omosessuali conviventi in stabile relazione di fatto siamo titolari del diritto alla vita familiare e possano così agire in giudizio in specifiche situazioni per reclamare un trattamento omogeneo. E poi ci sarebbe anche l’articolo 21 della legge 183 del 2010, “Misure atte a garantire pari opportunità, benessere di chi lavora e assenza di discriminazioni sul posto di lavoro”. Legge in cui si specifica chiaramente come le pubbliche amministrazioni siano tenute a garantire parità e pari opportunità tra uomini e donne, ma anche l’assenza di ogni forma di discriminazione lavorativa diretta e indiretta relativa al genere e all’orientamento sessuale.