Il corpo di un uomo, spinto dalle correnti dello Stretto di Sicilia è stato ritrovato a poche miglia dalle coste di Lampedusa. E’ successo all’alba di venerdì, quando un pescatore uscendo dal porto, ad appena tre miglia, ha scoperto un corpo galleggiante. Un corpo umano. La Capitaneria di Porto ha provveduto al recupero e il medico legale all’ispezione cadaverica.

Si tratta di un africano, probabilmente un migrante, di età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni, in avanzato stato di decomposizione. Tanto da far presumere al medico legale che il poveretto possa essere rimasto in mare, dopo il decesso, tra i venti e i trenta giorni. Periodo che coinciderebbe con l’ultima tragedia di questo genere in ordine di tempo. L’ultima conosciuta. Il 7 maggio una carretta del mare con a bordo 88 migranti era approdata a Malta con una drammatica notizia. Otto loro compagni di viaggio non erano sopravvissuti alla traversata. Si trattava di un barcone salpato da un porto libico con una scarsa quantità di acqua e cibo oltre ad una scorta di carburante appena sufficiente ad una traversata che non prevedeva errori di rotta. Del recupero degli otto dispersi avrebbe dovuto occuparsi l’isola Stato. Uno di quegli otto potrebbe appunto essere arrivato fino a Lampedusa. In quel “porto non sicuro” che lo scorso anno ha accolto e sfamato oltre cinquantamila migranti.

Su Lampedusa e sul suo ruolo nel fenomeno migratorio dovrebbe essere sciolto il riserbo entro fine mese. Lo ha assicurato il Ministro degli Interni che nelle ultime settimane ha dedicato una certa attenzione al fenomeno dell’immigrazione clandestina nordafricana. L’ultima riunione si teneva a Roma proprio mentre a Lampedusa veniva approntata una bara per l’anonimo migrante. Al tavolo tecnico sedeva il responsabile del presidio medico di Lampedusa insieme ai delegati dei Ministeri degli Interni e della Salute. E’ stata attivata una squadra di “pronto intervento” che garantirà la copertura dei servizi richiesti dall’isola per far fronte al nuovo flusso. Flusso migratorio certo e garantito. Lo aveva comunicato anche il Ministro degli Esteri da Tripoli durante l’incontro con l’omologo libico. Secondo quanto affermato da Ashour Bin Khayal, e confermato da Giulio Terzi, il flusso migratorio che dal Corno d’Africa spinge profughi di vari paesi fino alle coste libiche “potrebbe aggravarsi”.

A tal proposito si era pronunciata anche Annamaria Cancellieri riferendo alla Commissione per i Diritti Umani del Senato che il rischio era alto e che la condizione di crisi economica che sta attraversando il nostro paese non permette di accogliere nuovi migranti. Non c’è lavoro. Nessun decreto flussi è quindi preso in considerazione e di contro pare essere oggetto di studio un nuovo accordo con il governo libico, questa volta con il CNT vista la dipartita del Rais, per fare “prevenzione”. Dei profughi dovrebbe quindi occuparsi la Polizia libica, la stessa che in passato avallava e lucrava sui migranti da imbarcare a bordo di carrette fatiscenti.

Se non dovesse bastare, secondo il Ministro, potrebbero essere presi in considerazione anche i pattugliamenti in mare visto che “hanno costituito in passato un utile deterrente per gli arrivi indiscriminati”. Ci si chiede però quale sia la linea di confine tra i pattugliamenti “deterrenti” e i respingimenti attuati dal predecessore responsabile degli Affari Interni, l’ex Ministro Roberto Maroni, e per i quali l’Italia è già stata condannata in sede europea. Intanto l’agenzia europea per il controllo delle frontiere ha rimandato l’avvio della missione 2012 causa indisponibilità di fondi da parte di alcuni paesi. Senza Frontex però il carico dei soccorsi in mare resterà tutto sulle spalle dell’Italia con la conseguenza dei limiti di budget, e quindi di carburante, per i guardacoste che rischieranno di dover drasticamente limitare il numero delle operazioni in mare.

di Mauro Seminara