La celebrazione nel 2012 del centenario della nascita di Renato Guttuso è legata ad un aneddoto della biografia dell’artista: nato infatti nel dicembre del 1911 a Bagheria, i genitori lo avevano denunciato all’anagrafe di Palermo solo nel gennaio del 1912 per contrasti con l’amministrazione comunale causata dalle mal tollerate idee liberali del padre, figlio di un ex garibaldino. Un battesimo sotto il segno di una ribellione congenita ed ereditaria, per “sfRenato Guttuso”, come veniva definito per la sua esuberanza vitale dall’amico Mazzacurati.

E ad uno dei più grandi pittori del Novecento la Galleria De Bonis di Reggio Emilia dedica, dal 26 maggio fino al prossimo 14 luglio, una mostra che ne ricostruisce il percorso artistico, spaziando tra i soggetti a lui più cari: i contadini siciliani e la gente del popolo, i colori accecanti della sua terra, le sensualissime donne, impasto di carne e voluttà, su tutte la sua musa Marta Marzotto. Venti pezzi unici e undici litografie in cui si mescolano diverse tecniche, dalle classiche chine alle gouache all’olio, accessibili al pubblico nei nuovi spazi della Galleria in via dei Mille.

In attesa delle celebrazioni ufficiali del prossimo autunno la mostra di Reggio Emilia offre l’occasione di accostarsi al complesso profilo di uno degli artisti più intensi del secolo scorso. Un genio il cui talento si manifestò in maniera assai precoce: al 1925 risalgono alcuni ritratti del padre e le scogliere della borgata marinara di Aspra. Così come precoce è il manifestarsi di un inquietudine che lo porta a maturare quell’insofferenza nei confronti delle ingiustizie sociali e della violenza della guerra che sarà alla base del suo impegno politico ed antifascista, nonostante l’iniziale adesione, che si può indovinare pressochè forzata, al Guf durante il periodo degli studi universitari a Palermo. Risale alla fine degli anni Trenta una delle prime testimonianze di quest’ansia di denuncia delle atrocità fasciste, con il quadro Fucilazione in campagna dedicata a Garcia Lorca: proseguirà con la Crocifissione del 1940 e con un ciclo di disegni, Massacri, che circolò clandestinamente durante la guerra poiché ritraeva con la consueta forza dilaniante del suo tratto le più feroci repressioni naziste, come quella delle Fosse Ardeatine.

La mostra di Reggio Emilia raccoglie le immagini dalla guerra e quelle dolenti del mondo contadino di Bagheria, la terra che rimarrà per tutta la sua esistenza il repertorio più ricco di suggestioni cromatiche e visive: figure di un’umanità sofferente, legate ad un’ ispirazione profonda ed ancestrale, alla sua infanzia e alla figura paterna così come al paesaggio punteggiato di limoni e aranci. Quei contadini siciliani che, queste le sue parole “hanno nel mio cuore il primo posto, perché io sono dei loro, i cui volti mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d’Italia”. E naturalmente le donne, così lontane dai nostri avvizziti stereotipi di bellezza ritoccata al digitale: sfrontate o castamente oscene, nelle ombre di letti sfatti, sospese tra la pudicizia di seni acerbi e la morbidezza matura di fianchi che si offrono al desiderio.

Tutte le informazioni sulla mostra e gli orari sono reperibili sul sito www.galleriadebonis.com.