E poi li chiamano tecnici. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, il giorno dopo l’attentato di Brindisi ha detto ai cronisti presenti: “Grazie per non aver pubblicato il volto dell’attentatore, grazie per non aver mostrato il video per intero”.

Troppo poco per i supergarantisti che hanno gridato al paradosso di un ministro della Giustizia che dice ai giornalisti “grazie per non avere commesso un reato, grazie per non essere incorsi nell’articolo 684”, cioè la contravvenzione che punisce la “pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale”. Prima che i gendarmi del garantismo ci vengano ad arrestare proviamo a spiegare perché Il Fatto si comporterebbe esattamente in modo opposto: proprio ora che le immagini dell’attentatore sono già uscite, non ha senso nascondere quel video che ritrae un assassino.

Non c’è garantismo che tenga: quel signore che guarda con una smorfia simile a un sorriso le ragazze che arrivano, schiaccia il pulsante e si nasconde dietro al chiosco per un minuto e tre secondi aspettando il botto, poi esce dall’altro lato e sgattaiola via, è un assassino. La pubblicazione della notizia del video e dei tre fermi immagine ha certamente dato un vantaggio a quell’uomo in giacca, ma non ha ottenuto l’effetto positivo di aiutare davvero un riconoscimento del pubblico. La pubblicazione integrale dei due video (il prima e il dopo del botto ripresi dalle due telecamere del chiosco) aumenterebbe le possibilità di riconoscere, per il modo di camminare, per il viso e per l’atteggiamento , il colpevole di una tentata strage. Per questa ragione sarebbe logico, ora, divulgare il video con la massima pubblicità.

Invece gli investigatori che stavano pensando di procedere alla desecretazione per mostrarlo in tv, dopo le parole del ministro Severino e le polemiche tra le due Procure di Brindisi e Lecce, hanno fatto retromarcia. Un classico pasticcio all’italiana. La pubblicazione integrale del video può diventare talvolta la mossa vincente. In altri casi può invece rivelarsi un errore. Non è possibile saperlo prima. La pubblicazione del fermo immagine dell’uomo con il telecomando è invece stata certamente una scelta stupida, che serve solo a dare una mano all’assassino garantendogli un assurdo rispetto della privacy. È questo il garantismo che piace ai tecnici?

Il Fatto Quotidiano, 25 Maggio 2012