A Lucia Annunziata serviva, per la sua trasmissione “In mezz’ora”, un famoso terrorista che commentasse la gambizzazione a Genova del dirigente Ansaldo Roberto Adinolfi. Occorreva uno del ramo. E ha invitato Sergio Segio, già big di Prima Linea. Normale? Addirittura eccezionale se Segio fosse ancora in servizio permanente effettivo e non ritirato dall’83 (ventinove anni, di cui ventidue in galera), se frequentasse anarchici informali invece del Gruppo Abele di don Ciotti.

Che diavolo ne sa Segio più di qualsiasi sociologo sufficientemente sveglio? Forse poteva illuminare la platea sotto l’aspetto della tecnica di fuoco, lì è un esperto, i giudici Alessandrini e Galli li ha ammazzati lui, il secondo in quanto apparteneva “alla frazione riformista e garantista della magistratura” (parole di Prima Linea: in qualche modo, facevano funzionare meglio il sistema, per cui kaputt). Così faceva strano vedere Segio: perché lui è vivo. Si è assunto ogni responsabilità del proprio passato, ha pagato, percorre vie nuove. Ma è vivo, mentre invece…. Serve l’ex terrorista? C’è, per dire, Alberto Franceschini. Pure lui è un dissociatissimo vip delle Bierre, mica pizza e fichi, però non ha mai sparso una goccia di sangue. Polemiche ce ne sarebbero state lo stesso (più o meno sensate: Gasparri ha un meteorismo incurabile), ma almeno nessuno avrebbe sentito quel retrogusto strano che arriva nei momenti più disparati. Un po’ come quando ascolti Veltroni che elogia la lungimiranza di Craxi.

In attesa di vedere intervenire come opinionista Pietro Maso sui bamboccioni, rimane da affrontare nel concreto il problema dei nuovi terroristi della Fai-Fri, il secondo acronimo sta per Fronte Rivoluzionario Internazionale: quando si dice l’umiltà. C’è la disoccupazione, la crisi, la terribile Tav, il mondo in mano alla finanza più carognona di sempre, la polizia piuttosto omertosa quando qualcuno della Ps ha un incidente sul lavoro (insomma, quando un detenuto, un passante, un fermato ci perde la ghirba). E allora per controbattere si spara? Segio, ai tempi del suo mucchio selvaggio s’illudeva di trovare motivazioni d’alta strategia politica per esecuzioni, conflitti a fuoco con le forze dell’ordine, clandestinità. Nell’epoca di crisi piena della politica, a questi anarchici informali viene il brividino quando impugnano la pistola e seguono l’obiettivo, inerme, facile: “un confluire di sensazioni piacevoli” hanno scritto nel comunicato. Segno che altrimenti si annoiano. Ma come? Per qualsiasi amante dell’anarchia, l’Italia dovrebbe essere il paese di Bengodi.

In attesa – come da tradizione dei veri “rivoluzionari” – di regolare i conti per il predominio sul mercato con le Nuove Br (quanto ci mancavano!), quelli della Fai sparano in cerca di trasgressione. Qui. Dove – copyright di Riccardo Mannelli – “più spariscono le regole, più i grulli le vogliono trasgredire”. Brivido per brivido, compriamogli un bel suv nero agli esistenzialisti armati e mandiamoli in autostrada ai duecento, costa meno che usare l’esercito. Oppure proponiamogli un mese di vacanza-studio-spaccio alle Vele di Scampia, così si fanno pure un bagno proletario. C’è comunque una nota lieta per l’Italia: il grave ritardo postale nell’arrivo della rivendicazione. Dal neoterrorismo mediatizzato ci salverà l’inefficienza.

Post scriptum. Un gruppo di anarchici greci ha minacciato quattro magistrati bolognesi, definendoli “mafia degli accusatori”. Archiviamo nel reparto “Neurodeliri” accanto alla seguente dichiarazione e vivi complimenti: “Questi giudici sono doppiamente matti. Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana» (Silvio Berlusconi, settembre 2003).

anarchico classico
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di Andrea Aloi

Il Misfatto, inserto satirico de Il Fatto quotidiano, 20 maggio 2012