Che cosa c’è di così eclatante, sconcertante o magari, perché no, un tantino eversivo nel dichiarare che il sistema televisivo è stato ed è lo specchio e l’impalcatura di quello che finora è stata chiamato troppo spesso impropriamente “dibattito politico”?  E a sottolineare che naturalmente  tutto il teatrino partitico non avrebbe potuto reggersi fino ai minimi termini attuali senza la stampella mediatica? 

Beppe Grillo dopo il  voto che ha consegnato una vittoria straordinaria a lui,  “spregevole demagogo di quart’ordine”  secondo il consigliere supremo del principe del burlesque ed al suo movimento (con i sondaggi che gli attribuiscono alle politiche percentuali dal 12% al 18%, )  l’ha detto chiaro e tondo con il suo vocabolario, e ha anche colto l’occasione per ribadire il suo programma in materia televisiva.

Naturalmente le reazioni sono tra lo sdegno e lo sconcerto, perché questa volta non sono stati toccati i leader di quei partiti che ormai ispirano  fiducia a meno del 6% dei cittadini.

Ad essere brutalmente messa a nudo è stata  l’informazione televisiva , che obiettivamente, con più che rarissime eccezioni, ha cominciato molto tardivamente a “scaricare” i suoi più o meno dichiarati  “azionisti di riferimento” e lo ha fatto solo da quando li considera inoffensivi e ininfluenti, analogamente a quanto avvenne nel ’92.  E sono stati evidenziati i limiti, il conformismo, l’autoreferenzialità dei protagonisti del sistema dell’informazione televisiva,  dei gestori dei salotti mediatici, dei mattatori dei talk show, e anche dei conduttori con ambizioni di vero approfondimento e che si considerano fuori dal coro. 

Anche questa volta Grillo l’ha fatto nel suo stile, senza andare molto per il sottile, con la sua carica irrisoria e senza troppi distinguo, ma come si fa a dargli torto nella sostanza?

Quando dice che “è sempre più estenuante guardare cicciobomba e labbra turgide, megafoni dei partiti nelle tv nazionali, nei telegiornali, nei talk show” e aggiunge che  “hanno trasformato personaggi come Lupi, Formigoni, Alfano, Veltroni, Alemanno …. in giganti della politica.. li hanno tenuti in vita.. “ come si fa a non riconoscervi elementi di verità?  

Ormai è prassi consolidata che ogni “salotto” televisivo, a seconda della vocazione, sia frequentato dai suoi habitué, personaggi che ben al di là di ciò e di chi rappresentano vengono invitati e possono contare sul loro posto riservato, in forza del loro rapporto privilegiato, amicale, di simpatia  o quant’altro con il conduttore.

E così pure quando denuncia lo spirito strettamente autoreferenziale della comunicazione televisiva, sottolineato dallo stato di decozione dei partiti che ha reso “i loro studi spogli e tristi” con i conduttori che sono costretti “ad intervistarsi tra di loro” in una informazione diventata a “ciclo chiuso”, l’irriverente o sacrilego Grillo non fa che fotografare la realtà.

Senza contare, e questo lo aggiungo modestamente io, che il virus dell’omologazione e del tendenziale appiattimento al talk show, o spesso, alla parodia del genere a scapito del giornalismo di inchiesta e dell’approfondimento controcorrente, non ha purtroppo risparmiato nel tempo nemmeno chi era partito con le più nobili intenzioni e le migliori capacità.

Che,  pur con le sue “intemperanze” Grillo abbia ancora una volta colpito nel segno, è indirettamente confermato dal tenore dei commenti e delle reazioni di chi si è sentito duramente, e a suo avviso inspiegabilmente colpito in modo ingiusto.  Gad Lerner, per esempio, non ha posto tempo in mezzo per replicare a Grillo in modo piccato, senza affrontare il cuore della questione, con una battuta “Ti invidio solo i capelli”.

Men che meno, almeno a caldo, sono venute risposte o repliche più o meno pertinenti sulle proposte molto concrete del Movimento 5 stelle che rivoluzionerebbero in senso democratico l’assetto televisivo dopo un ventennio di guerriglia legislativa dei partiti contro la libertà di informazione, il pluralismo, il servizio pubblico.

Il programma di Grillo prevede, coerentemente con quello che ha sempre sostenuto, di archiviare finalmente l’anomalia, per usare un eufemismo della Gasparri. E poi propone che nessun canale con copertura nazionale possa essere posseduto a maggioranza da un soggetto privato; che si passi ad un azionariato diffuso con proprietà massima del 10%; che le frequenze siano assegnate con asta bubblica ogni 5 anni; che ci sia un solo canale Tv pubblico prevalentemente culturale, senza pubblicità ed indipendente dai partiti.

Si tratta di proposte molto “politiche” non antitetiche a diverse  precedenti avanzate anche da “sinistra” e/o da movimenti e associazioni che, se volete, disgiunte dalla vis polemica del proponente, vanno prese seriamente e non possono essere liquidate come eccessi o provocazioni.

Finora l’interesse , come era più che scontato, si è concentrato esclusivamemente sulla forma, ovvero il bestiario ed in particolare sugli “animali domestici (pappagalli?) dimenticati  dai padroni dopo un trasloco”: i poveri conduttori tuttofare  rimasti senza i loro “azionisti di riferimento”.

Insomma reazioni da copione decisamente logoro.