Spiegare ai miei amici elvetici un avvenimento “bestiale” come la strage di Brindisi è complicato.

Non c’è alcun elemento che possa far capire a chi vive in un paese normale la ritualità ed il messaggio che da anni siamo costretti a subire a fasi alterne. Eppure a noi italiani, o meglio a chi ha combattuto e contrastato il fenomeno mafioso da anni, l’evidenza dei fatti appare chiara immediatamente. Quando un folle entrò nel Parlamento di Zug compiendo una strage, gli svizzeri rimasero sconvolti; studiarono a fondo l’avvenimento e da allora è impossibile entrare in un consiglio cantonale senza essere monitorati e schermati. Ma il gesto di un folle si compie sempre con armi e senza coincidenze. E’ follia che non può mostrare elementi di logica simbolica.

La follia mafiosa invece è tale perchè mira a raggiungere un obiettivo: terrorizzare. Creare la paura in tutti, ma la paura paralizzante, quella che ti toglie il respiro. Quando uccide, la mafia vuole terrorizzare una Comunità. Collocare di notte un ordigno, attendere l’alba, vigilare il luogo dell’attentato, aver fatto sopralluoghi nei giorni precedenti, azionare un telecomando dalla strada e non dall’interno di un auto, sono tutti elementi di un folle progetto terroristico destinato a provocare una strage. Perchè è mafia? Perchè nel nostro paese sono le reazioni che ci lasciano comprendere l’origine della strage.

Un Sindaco che afferma che a Brindisi non c’è la mafia, una discordanza di vedute tra gli inquirenti, il comparire della tesi sulla follia privata, tutti sintomi della malattia a cui siamo abituati in Italia. All’estero hanno scoperto questa fenomenologia solo dopo Duisburg in Germania con l’esecuzione della ‘ndrangheta. La folle ferocia della mafia ci ha abituati ad azioni eclatanti e ci ha fatto ben capire che parla un linguaggio particolare: manda la lettera ad un indirizzo, affinchè qualcun altro capisca il messaggio. Qual è il testo della strage di Brindisi? “Nessun dorma” potremmo affermare, nessuno si senta tranquillo, genitori e figli, grandi e piccoli, nessuno pensi di fermare la mafia con l’educazione alla legalità, con le scuole, con gli studenti. Nessuno pensi di liquidare tutto confiscando i beni e creando oasi di una cultura della legalità, nessuno pensi ad un’Italia a 5 stelle fondata sulla democrazia partecipata del popolo. Ora che la politica è sotto scacco e più alta è la voce del popolo, la mafia scrive ad esso, nella maniera in cui lo ha sempre fatto: con la ferocia di una belva, con l’ambiguità del gesto, con modalità inedite ed anomale.

Ma qualcuno pensa ancora che la mafia non esiste o è legata ai simboli coppola/lupara? Il popolo ricorda i suoi simboli ed i suoi eroi, la mafia anticipa tutto seminando terrore. In una intercettazione tra Dell’Utri e Berlusconi di tanti anni fa a proposito del boss Mangano c’è la chiave di lettura della filosofia del linguaggio mafioso, allorquando il cavaliere vittima di un attentato ad Arcore dice a Dell’Utri : un altro avrebbe spedito una raccomandata, lui invece ci ha messo una bomba, così per darci un segnale. La follia feroce e stragista della mafia è la moderna certificazione di esistenza in vita di una organizzazione che non sopporta un cambiamento radicale del nostro Paese; spaventata da una cultura della legalità, della sobrietà, della lotta all’evasione fiscale, da un paese con la politica all’angolo e senza nuovi riferimenti possibili, con il futuro incerto anche per i propri interessi, da collusi costretti a dimettersi e da un clima di liberazione che avanza fin dagli adolescenti ci manda una raccomandata a suo modo, fatta di ferocia e di sangue innocente.

Ma gli italiani non hanno paura, da Palermo, a Parma a Genova lo hanno dichiarato al mondo: non abbiamo paura di cambiare.

di Massimo Pillera