Ho cercato a lungo le parole dentro un ricordo lungo vent’anni, ma non le ho trovate. Non mi è mai piaciuto frullare emozioni forti e mi piace ancor meno adesso, quando si tratta di restituirle su carta in occasione di un ventennale così importante non solo per Palermo, ma per la Sicilia e l’intero Paese. Così le mie emozioni, vi chiedo scusa, ma le tengo per me.

Per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo ho invece un pensiero e un ricordo personale. Era un pomeriggio assolato di inizio marzo del ’91, Falcone stava per concludere l’istruttoria sull’omicidio Mattarella, così io e il collega Francesco Vitale, ora al Tg2, lo chiamammo al telefono chiedendogli un incontro. Del delitto non si sapeva nulla, cominciavano a filtrare le indiscrezioni più varie e volevamo capirne di più. Ci ricevette dopo 10 minuti (il giornale L’Ora era a due passi dal palazzo di Giustizia) nel bunker dell’ammezzato, dentro la stanza era solo e rilassato, indossava una Lacoste azzurra e fumava tranquillo, dalla finestra filtrava un sole insolitamente caldo, per quel pomeriggio di fine inverno. Prima di farci sedere ci scrutò per quasi un minuto, in silenzio, poi ci chiese il motivo della visita. ‘’Vogliamo parlare del delitto Mattarella’’, rispondemmo, e lui replicò subito: ‘’solo quello? Ce ne sono altri due’’.

Era alla fine dell’istruttoria dei delitti politici (oltre Mattarella, anche La Torre e Michele Reina), di cui avrebbe firmato a malincuore la requisitoria, prima di trasferirsi a Roma. Quel pomeriggio ci parlò di mafia e di omicidi eccellenti, di terroristi di destra e Cosa Nostra (si apprestava a chiedere il rinvio a giudizio di Fioravanti e Cavallini), e alla fine, visto che non riuscivamo a capire l’anomalo matrimonio di interesse tra Cosa Nostra e neri, ci disse una cosa che mi sarebbe rimasta impressa negli anni a seguire: ‘’la Sicilia è una portaerei al centro del Mediterraneo’’, lasciando intendere che la sua collocazione geopolitica faceva gola a molti interessi, anche internazionali. Alla fine ci accompagnò alla porta sorridendo, un pò sornione. Oggi mi piace ricordarlo così, pensando alle parole di Claudio Baglioni, moderno cantore popolare, pronunciate in occasione di questo ventennale: ‘’Ti volti indietro e ti sembra che sia passato un jet. La scia non è chiara. Dovremmo avere il senso del tempo andato. Questo ci manca nella confusione di questi giorni’’.

Tra i rituali della retorica di Stato, l’assenza ed il silenzio degli esponenti di centro destra, le polemiche tra le star giudiziarie dell’antimafia, gli esiti tutt’altro che felici delle inchieste (anche bis) in corso, e le promesse istituzionali sull’unica ragion di Stato, la Verità, quella scia non chiara confonde anche la rotta ulteriore del jet, in viaggio verso una Terza Repubblica ancora tutta da inventare.