Ciascun Paese dell’Eurozona deve preparare un piano per valutare il potenziale impatto dell’eventuale uscita della Grecia dall’euro. Un’intesa in questo senso è stata raggiunta, secondo quanto riferito da alcuni funzionari all’agenzia Reuters, nel corso di una teleconferenza svoltasi lunedì scorso. La decisione è stata presa dal gruppo di lavoro costituito nell’ambito dell’Eurogruppo nonostante il rischio di una fuga di notizie – come puntualmente avvenuto – davanti alla possibilità, sempre più concreta, che la Grecia esca dall’euro. Un’eventualità legata all’esito delle prossime elezioni greche fissate per il 17 giugno.

I piani nazionali serviranno, secondo le fonti interpellate, a dettagliare il costo per ogni singolo Paese di un addio di Atene alla moneta unica. Ma sarà sicuramente la Grecia a dover pagare il prezzo più alto. In ogni caso, per preparare la strada a un eventuale ‘divorzio consensualè viene ipotizzata la concessione di altri 50 miliardi di euro ad Atene da parte dell’Ue e del Fmi. Secondo i documenti e le indicazioni raccolte dalla Reuters, l’impatto che l’uscita della Grecia dall’euro potrebbe avere sui Paesi già sotto la lente dei mercati è stato finora sottostimato.

La notizia, per contro, viene ridimensionata  da altre fonti europee qualificate citate dall’Agi. I tecnici dell’Euro working group si sono confrontati lunedì scorso in una conferenza telefonica, viene confermato da queste fonti, ma “non hanno raggiunto nessun accordo in termini di contingency plan, né hanno preso in considerazione un’eventuale uscita della Grecia dall’euro”. 

Le Borse crollano, Milano maglia nera. Si sono mostrate deboli per tutta la giornata le speranze che nel vertice europeo previsto per questa sera a Bruxelles (dov’è previsto un braccio di ferro tra Hollande e Merkel su crescita ed eurobond) si possa giungere a un accordo, almeno a giudicare dall’andamento delle borse. Milano, “maglia nera”, ha chiuso in ribasso del 3,68% a 12.960 punti. Gli indici avevano aperto in netto calo per aumentare le perdite nella seconda metà di seduta, in linea con gli altri listini europei sui quali hanno pesato anche le parole di Lucas Papademos che non ha escluso la possibilità di un’uscita della Grecia dall’euro. Sul paniere principale milanese, pesante il comparto bancario, con Mps che ha registrato un calo superiore al 7%. Perdite significative anche per energetici e industriali.

Bancari in affanno a Piazza Affari. I titoli del comparto accelerano al ribasso in vista della chiusura. Male Bper che cede il 7,05% a 3,56 euro, mentre Mps, in asta di volatilità, perde il 7,65% teorico. Male Bpm (-6,27% a 0,351 euro), seguito da Intesa Sanpaolo a 1,021 (-4,67%), Banco Popolare a 0,966 (-5,20%) e Ubi Banca a 2,29 euro (-5,29%). In flessione anche Unicredit a 2,526 (-3,59%) e Mediobanca a 2,966 (-4,32%).

Sprofonda anche l’euro. Il confronto franco-tedesco si fa sentire anche sulla moneta unica. L’euro scende sotto quota 1,26 dollari, rivedendo i minimi da luglio 2010. La moneta europea è scesa fino a 1,2570 dollari appesantita dai timori di una uscita della Grecia dall’euro che la fa sprofondare ai minimi da 21 mesi. L’euro chiude la seduta a 1,2587 dollari dopo un picco negativo a quota 1,2563, un livello che non si registrava dall’agosto 2010. L’euro è inoltre sceso sotto la soglia dei 100 yen a 99,82 yen. 

Spread in aumento. Tensioni anche sotto il profilo del differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti che sale ora fino a sopra 440 punti sulla piattaforma Reuters: a quota 443. Il rendimento è al 5,81%. Sulla piattaforma Bloomberg, che si basa su un benchmark differente, lo spread è a 428 punti. Il differenziale calcolato sui Bonos spagnoli è a 483 punti, con un tasso al 6,21%. 

Papademos: “Non escludere l’uscita della Grecia”. Pesano sui mercati anche le parole di Lucas Papademos: “Non si può escludere – ha detto – un piano che preveda l’uscita della Grecia dall’euro”. L’ex premier definisce “catastrofica” una simile eventualità. Secondo Papademos i costi di un’uscita della Grecia dall’euro oscillerebbero tra i 500 milioni e un miliardo di euro, incluso l’effetto contagio.

Alle parole di Papademos è seguita la repentina risposta dell’Unione europea. Il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly ha escluso qualsiasi scenario alternativo alla permanenza della Grecia nell’eurozona. Intanto, il numero uno dell’Fmi Christine Lagarde mette in guardia dal rischio di “contaminazione” in caso di uscita della Grecia dall’euro e considera un’opzione la possibilità che altri Paesi aumentino i loro aiuti ad Atene per farla restare. Sul fronte tedesco, a parlare è la Bundesbank: secondo la banca, si creerebbe una situazione “estremamente allarmante” se Atene non dovesse implementare le riforme concordate. A rischio soprattutto gli aiuti finanziari. Uno scenario senza via d’uscita per il Paese ellenico, con conseguenze “considerevoli ma gestibili” per l’Eurozona. Secondo la banca centrale tedesca, un eventuale allentamento delle condizioni europee alla Grecia “danneggerebbe la fiducia in tutti i trattati e gli accordi dell’area euro e indebolirebbe fortemente l’incentivo alle riforme dei Paesi europei”. Intanto, sul fronte degli investimenti, per l’agenzia Fitch continua la “fuga” degli stranieri dai bond governativi di Italia e Spagna.