Il problema non è che i media seguono con triste voyeurismo le vicende personali di Belen, Emma, dei bimbominkia che si contendono e dei Corona; è sempre stato così. Da John Gilbert e Greta Garbo passando per Yoko Ono e John Lennon, Dalida e Luigi Tenco, Frank Sinatra e Ava Gardner e moltissimi altri. Abbiamo sempre bisogno di andare a scavare negli angoli nascosti delle vite degli altri, per neutralizzare i riflettori, forse, per scoprire che chi sale su un palco non è poi così diverso da noi.

Certo che con le isole dei famosi (?), le talpe, i grandi fratelli, le fattorie, le pupe e i secchioni e gli Amici (?) di Maria (che a sentirlo così sembra il nome di un circolo di rastafariani)  i fatti e fattacci personali dei presunti VIP sono diventati gesti artistici in sé. Non ci aspettiamo altro. Mica ci aspettiamo più capolavori come “Lontano Lontano” di un Luigi Tenco struggente, “E non finisce mica il cielo” di un Ivano Fossati malinconico e ispirato o “Verranno a chiederti del nostro amore” del sommo Fabrizio De Andrè. E potremmo citarne a migliaia di capolavori nati da amori finiti. Mezza storia della letteratura e della musica da Shakespeare a Flaubert e da Wagner a Morgan è nata da tradimenti, abbandoni, cuori spezzati e amori impossibili. Tutti attingono alla loro biografia perché “un dolore particolare è un dolore universale“. Ma oggi no. Oggi il mondo non si è svegliato con un nuovo capolavoro

Qualcosa è cambiato nella musica cosiddetta “leggera”. Le metafore sono morte. La poesia liquefatta. Tutto resta lì, nel gossip. Li abbiamo già dimenticati. E invece vogliamo ricordare per altri cinque minuti che i vestiti bruciati di Emma resteranno vestiti bruciati e gli unici voli tra cuscini bagnati e lenzuola saranno dei tatuaggi di Belen nei letti del chissà dove. Non che sia un dramma, eh. Viviamo malissimo anche senza certi capolavori. Ecco. 

Non stiamo dicendo che si stava meglio quando c’erano i vinili, le musicassette, il carosello o il cantagiro. Stiamo dicendo che si stava meglio quando i fatti degli altri ce li facevamo con lo stereo a palla e la commozione a fior di labbra  invece di “Pomeriggio Cinque” e “La vita in diretta” a trapanarci le orecchie.