Il Pdl non ha dato il suo sì al testo formulato dal ministro della Giustizia Paola Severino sulla corruzione che stamani è tornato all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, riunite in seduta comune. Il gruppo dei berlusconiani si è astenuto, come aveva anticipato il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa, mentre il provvedimento riceverà un voto favorevole di Pd e Udc e quello contrario dell’Italia dei Valori. “Ci sono delle cose da rivedere per l’Aula – spiega Costa – pertanto qui, in sede di Commissione, preferiamo astenerci”. Il testo è stato approvato con il voto favorevole di Pd, Udc, Fli e Lega Nord. Il Pdl si è astenuto e l’Idv ha votato contro.

La “quasi” intesa. Il ddl Anticorruzione è stato votato dalle commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera dopo l’intesa raggiunta nella maggioranza. I tecnici del settore giustizia dei partiti di maggioranza si erano infatti incontrati stamani con il Guardasigilli Paola Severino, raggiungendo un’intesa su due emendamenti cardine del ddl anticorruzione. Le proposte di modifica che verranno riformulate riguardano la “corruzione per l’esercizio della funzione” e il “traffico di influenze illecite” (e sono state poi approvate dalle commissioni). 

Severino: “Tema troppo importante”. “Sono pronta ad assumermi ogni responsabilità su questa riforma” che è “troppo importante perchè il governo non ci si possa impegnare fino in fondo” ha spiegato la stessa Severino. E’ una riforma che “va fatta e dobbiamo farla oggi stesso”. Il ministro ha, dunque, proposto le proprie riformulazioni sui sub-emendamenti sul traffico di influenze e corruzione per funzione al suo testo e chiesto di mettere in votazione solo quei punti. La Severino, parlando tra l’altro di “passi avanti”, ha, infatti, invitato i partiti a ritirare tutti gli altri sub-emendamenti e a votare, infine, il suo testo. Per il Pdl Francesco Paolo Sisto e Manlio Contento hanno dichiarato di accettare la riformulazione dei sub emendamenti proposta dal ministro e di accogliere la richiesta di ritiro degli emendamenti. Per il Pd, invece, il capogruppo in commissione Giustizia Donatella Ferranti ha dichiarato di accettare la riformulazione, ma non si è espressa sul ritiro dei sub emendamenti. 

Il “rischio” della fiducia. Questa mattina non si escludeva il ricorso al voto di fiducia sull’Anticorruzione qualora non si fosse raggiunto un accordo a un testo Severino condiviso. Il provvedimento è calendarizzato in aula per il 28 maggio. Un risultato che arriva dopo le ripetute sedute molto tese in commissione con le accuse di ostruzionismo al Pdl e il blitz del centrosinistra che insieme al Terzo Polo aveva approvato l’aumento delle pene per la corruzione. 

L’idea del ricorso alla fiducia era nata anche dall’esigenza di trovare un criterio unico ed equilibrato per la previsione delle pene proprio per rispettare quella “piramide” realizzata con il testo Severino che altrimenti, modificando anche una sola pietra, potrebbe “perdere pezzi”. E in questo senso si era espresso il ministro della Giustizia la settimana scorsa dopo l’approvazione dell’emendamento Pd che ha aumentato le condanne minime e massime per il reato di “corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio”. In più il voto di fiducia potrebbe essere lo strumento per varare un provvedimento popolare come questo in tempi rapidi. Cosa definita importante anche alla luce del risultato elettorale delle amministrative che ha visto molti partiti tradizionali perdere posizione. 

La corruzione. Per quanto riguarda il reato di corruzione per l’esercizio della funzione, il testo sarà il seguente: “Il pubblico ufficiale, che per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri indebitamente riceve per sé o per un terzo denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Le parole nuove che sono state inserite nel corso della riunione tra tecnici e Guardasigilli sono “per” e “indebitamente”.

Traffico di influenze illecite. Numerose le modifiche alla norma sul traffico di influenze illecite. Secondo la nuova formulazione si dice che chiunque “sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, è punito con la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale. La pena è aumentata e il soggetto, che indebitamente fa dare o promettere a sé o ad altri denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. Le pene – recita ancora la norma – sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita”.

Di Pietro: “Oggi è accaduto una cosa gravissima”. L’Italia dei Valori spiega così il voto contrario: “E’ davvero gravissimo quello che successo oggi – sottolinea il leader Idv, Antonio Di Pietro – perchè hanno vanificato in un sol colpo tutte le inchieste ora in piedi contro la Pubblica amministrazione. Hanno infatti cancellato il reato di ‘dazione ambientale’”.