Alla stazione di Bologna la carrozza numero sei del treno notte che attraversa da sud a nord l’Italia si apre proprio di fronte alla piccola lapide che al binario uno ricorda le vittime della strage. Sono le cinque del mattino e non dovremo essere qui ma già verso Milano.

Siamo fermi ma nessuno sa perché, nessuno lo spiega. E così tra quanti si svegliano il pensiero va immediato a Brindisi. Sale la preoccupazione che dopo la sfiorata strage di ieri ci sia stato un altro attentato. Treni e stazioni del resto, nella storia di questo strano Paese, sono sempre stati obiettivi sensibili. Il bar è ancora chiuso, gli schermi luminosi elencano i ritardi e le cancellazioni. L’Italia ferroviaria è spaccata in due.

Una signora rassicura la figlia adolescente. Ha gli occhi stropicciati dal sonno ma velati di paura, chissà se ieri si è immedesimata in Melissa.  Ci sono stranieri, molti stranieri. Cercano informazioni tra i presenti. Ma presto si rassegnano, il capotreno ha problemi con inglese e francese. Solo alle sei e cinquanta, quando il treno dovrebbe essere arrivato a Milano e tutti si svegliano convinti di essere a destinazione, ai passeggeri viene spiegato che siamo fermi da oltre tre ore perché c’è stato un terremoto.

Il capotreno mima un balletto per spiegarlo a un gruppo di ragazze spagnole, chissà cosa avranno capito. Questo è un treno vecchio, spiegano gli uomini delle FS, quindi viaggia piano e appena la locomotiva che è stata mandata avanti fino a Reggio Emilia per verificare i danni sui binari avrà finito noi potremo ripartire. L’alta velocità no, quei binari sono tutta un’altra storia e molto probabilmente non partiranno.

Per molti la notizia del terremoto sembra un sollievo, almeno per quanti avevano immaginato il peggio. Ma poi ci si accorge che sarà un evento naturale ma anche il terremoto è un dramma. Le notizie sono poche. Epicentro, intensità. Qualcuno parla di morti. Il treno riparte dopo le otto. Ed è surreale viaggiare su un convoglio partito lasciandosi alle spalle un attentato, poi bloccato da un terremoto e arrivare a Milano sfilando sotto la torretta dove da mesi vivono per protesta gli ex addetti ai treni notte cancellati dalle FS. Uno degli ultimi rimasti è questo qui.

Quattordici ore di viaggio nel Paese delle bombe e del terremoto, in cui tutto sembra incontrollabile, in cui tutti sembrano rassegnati a tutto.