Non bastava la paura del terremoto che a intervalli regolari continua a scuotere la terra sotto i paesi di Finale Emilia, San Felice sul Panaro e in generale, del modenese. Gli sfollati delle città più colpite dal sisma, che oggi pomeriggio si è verificato con magnitudo 5, in attesa al centro sportivo di Finale mentre la protezione civile monta la tendopoli, temono anche gli sciacalli.

Da diversi centri limitrofi in molti hanno segnalato episodi preoccupanti, che però non hanno ancora ricevuto la conferma da parte delle autorità. “La mia vicina di casa – racconta un signore originario di Finale, che vive qui da cinquant’anni – ha lasciato la sua abitazione chiudendosi la porta alle spalle ma stamattina, ritornata per recuperare qualche oggetto personale l’ha trovata aperta”. E non è l’unica persona a cui è capitato. “Ovviamente – spiega Giovanni, un anziano residente di Sant’Agostino – potrebbe essere stato il sisma a riaprire la porta, ma la preoccupazione è molta. Abbiamo paura che ci portino via il poco che si è salvato ed è rimasto integro”.

Anche gli abitanti di San Felice sul Panaro, dove il terremoto ha causato danni gravissimi, temono. “Il mio vicino di casa – racconta Stefano, che ha accompagnato a Finale madre e moglie per poter tornare a casa a controllare – mi ha detto che stamattina sono passati ad avvisare la popolazione che potrebbero esserci sciacalli in giro così noi organizzeremo, per questa notte, turni di guardia di due ore ciascuno per controllare che nessuno entri e ci rubi le nostre cose. Ci mancherebbe altro, dopo quanto stiamo passando”.

In attesa di ricevere ulteriori conferme dalle forze dell’ordine, impegnate in queste ore a mettere in sicurezza edifici e popolazione, i cittadini dei piccoli comuni colpiti si organizzeranno autonomamente per presidiare le loro case, appostandosi e dormendo in auto, pronti a trascorrere un’altra lunga notte. Abitazioni evacuate e lasciate in attesa dei controlli di agibilità, in molti casi con crepe evidenti sulle pareti e all’interno, un caos di oggetti irrecuperabili e distrutti.

Per molti, il capannone del centro sportivo, dove un presidio dell’ospedale funge da farmacia da campo e la croce rossa distribuisce cibo e acqua, è un luogo dove trascorrere al sicuro qualche ora in attesa di ricevere direttive dalla protezione civile, che mano a mano che passano le ore continua a portare anziani, feriti e a riempire la sala affollata. Per altri però è un punto di ritrovo per organizzarsi.

“Noi stiamo già tenendo sotto controllo le nostre case anche se sinceramente non ci fidiamo a rientrare – racconta una giovane coppia di Sant’Agostino, in attesa davanti al centro della Croce Rossa – quando la terra ha tremato di nuovo poco fa, siamo a malapena riusciti a rimanere in piedi. Pensare di tornare nella nostra abitazione, almeno per un paio di giorni, credo sia fuori discussione”.

 “E’ una vergogna che si verifichino cose simili – commenta un signore nato e cresciuto a San Felice – spero che il nostro sia un eccesso di premura ma la gente che ne parla continua a aumentare e ho paura che sia vero”.

di Annalisa Dall’Oca