Dapprima la nomina di un visitatore apostolico, adesso l’arrivo di un amministratore apostolico, e il “terremoto” non si ferma dentro la Curia di Trapani, Diocesi in terra di frontiera dove mafia e istituzioni spesso sono unica cosa, e dove la Chiesa non è stata mai oltremodo coraggiosa. E quando lo è stata è rimasta non considerata dalla società e dalla gran parte dei suoi stessi fedeli. Oggi la Diocesi è scossa. Arriva l’amministratore perché il vescovo è stato rimosso. Arriva l’ex vescovo di Pisa, monsignor Alessandro Plotti, 80 anni, e va via monsignor Francesco Miccichè vescovo dal 1998, originario di San Giuseppe Jato (qui la polemica lettera di addio del vescovo Miccichè).

La sostanza di quanto avviene è rappresentata dal fatto che ha avuto come protagonista un prete, giovane e baldanzoso, che andava in giro abbigliato quasi da monsignore, Ninni Treppiedi, direttore di uffici diocesani, e per il quale monsignor Miccichè, quando lo scoprì, giovane studente appena tornato da Roma, nutriva smisurata fiducia. Treppiedi però avrebbe mal gestito fondi e beni della Curia, e per questo è stato sospeso a divinis prima da Miccichè prima e dal Vaticano dopo. Un prete che avrebbe fatto da regista a un’operazione di disinformazione contro lo stesso monsignore, che poteva servirgli a coprire le sue malefatte. Un sacerdote che ebbe un esordio clamoroso, non esitò a contestare Michele Santoro e Anno Zero quando si occuparono di Trapani, di mafia e politica, e del senatore D’Alì, al quale padre Treppiedi non nascondeva il sostegno.

Le parole di padre Treppiedi oscurarono quello che la Chiesa di Trapani in controtendenza aveva cominciato a fare. Alti e bassi dunque per questo per il vescovo Miccichè che si era scagliato contro le “logge” massoniche, che a Trapani hanno un triste primato di devianza; un giorno in città venne il gran maestro Raffi che, convocati i giornalisti in una sala sede di una loggia, ebbe a dire “se il vescovo Miccichè conosce cose sul nostro conto le dica oppure taccia per sempre”. Parole quasi premonitrici.

E si arriva allo scandalo di oggi. La fusione di due fondazioni, l’affidamento da parte di monsignor Miccichè al cognato delle funzioni di amministratore, sono state oggetto di contestazione infine è saltato fuori un ammanco da un milione di euro. Questo accadeva mentre Miccichè rompeva con padre Treppiedi che era stato il suo braccio destro. Tanto da firmare rogiti a suo nome e a insaputa del vescovo. Questo risulta agli atti di una indagine in corso alla Procura di Trapani che coinvolge 14 persone. Alla notizia della rimozione del vescovo il procuratore aggiunto Ambrogio Cartosio ha dichiarato per sgombrare il campo da indiscrezioni infondate che nelle indagini in corso “il vescovo è persona offesa di vari reati: truffa, falso e altri reati”.

Insomma non vi sono colpe penali per la sua rimozione, se mai il fastidio che il Vaticano avrebbe provato perché monsignor Miccichè ha deciso di rivolgersi alla magistratura. Profumo di soldi dentro questa storia ce ne è tanto. Treppiedi, contando su appoggi altolocalti in Vaticano, aveva addirittura un conto allo Ior, sul quale la magistratura ha deciso di procedere con una rogatoria internazionale.