A Parma e a Genova si svolge tra due giorni un altro “redde rationem” tra la casta partitocratica e l’altrapolitica, quella al servizio dei cittadini anziché dei comitati d’affari e di malaffare.

A Parma la politica d’establishment si chiama Vincenzo Bernazzoli, Pd, ex dirigente sindacale, il cui cursus honorum è però da un ventennio tutto dentro la nomenklatura di partito. Amatissimo dalla lobby dell’inceneritore, dai palazzinari, dalle banche, dalla lobby degli ipermercati, se vincesse a Parma non cambierebbe praticamente nulla, se non nel senso reso proverbiale da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo. Federico Pizzarotti, invece, del Movimento 5 Stelle, costituirebbe la scossa sismica di cui la città ha bisogno per tentare la rinascita. Risultati del primo turno alla mano, la vittoria di Pizzarotti sembra un miraggio, eppure questo “miracolo” è oggi alla portata dei cittadini, dipende da loro. Molti, consapevoli della deprimente continuità che rappresenterebbe Bernazzoli, sono frenati però dalla paura che un sindaco 5 Stelle costituisca un “salto nel buio”. Perché non aver paura, invece, della sicura “morta gora” in cui resterebbe la città con la “non politica” del dirigente Pd, corriva con i potenti di sempre? Speriamo che tra i cittadini di Parma prevalga la razionalità e la passione civile, cioè la maggioranza per Pizzarotti: un sindaco 5 Stelle costringerebbe oltretutto questo movimento alla prova delle responsabilità di governo.

A Genova l’altrapolitica si chiama invece Marco Doria, il candidato del centrosinistra scelto con le primarie e inviso alle nomenklature di partito e alle oligarchie bipartisan della città. I suoi nemici più subdoli sono acquattati proprio dentro il Pd (e l’Idv), dove le gerarchie di rito burlandiano hanno dirottato col voto disgiunto quasi il 3% dei suffragi sul doroteo-berlusconiano Musso, impedendo a Doria di essere sindaco al primo turno. E vogliono azzopparlo con una vittoria risicata, con cui poi costringerlo progressivamente alla resa nei confronti dei potentissimi comitati d’affari liguri per i quali, lucidamente, Burlando e Scajola non fanno differenza. Qui razionalità e passione civile chiedono che i cittadini tornino a votare in massa per Doria, liberandolo da futuri condizionamenti partitocratici. E spiace che il genovese Beppe Grillo continui a non vedere l’abisso che separa Doria da Musso e rispetto ai due abbia imposto ai 5 Stelle un atteggiamento alla ponziopilato.

Ora la parola è ai cittadini. Che da Parma e Genova domenica e lunedì parleranno a tutte le speranze d’Italia.