Nei giorni scorsi, dopo l’attentato al manager dell’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, abbiamo assistito al ritorno di situazioni che avremmo sperato non dovessero più ripetersi: sigle eversive, rivendicazioni, minacce a magistrati. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri parla di scorte rinforzate, aumento delle risorse di intelligence e scorte militari a una serie di obiettivi sensibili. E questo va bene, per quanto non sia tutto.

Il terrorismo va respinto, quando si manifesta anche solo come potenziale pericolo. Ma l’ottica repressiva sarebbe zoppa se si limitasse a questo. Da anni si avverte infatti una gravissima mancanza in questo Paese: la nascita e la messa in funzione di una Procura Nazionale Antiterrorismo che operi, sul modello di strutture antimafia come Dna e Dia, e che svolga alcuni compiti fondamentali.

Tra questi tenere memoria investigativa di tutte le indagini e di tutti i processi di terrorismo. Solo attraverso un’analisi di magistrati e investigatori specializzati nel settore è possibile non solo reprimere, ma prevenire fenomeni eversivi. È possibile inoltre avere un coordinamento centrale e sempre allerta con le procure ordinarie indicando piste investigative, accertamenti specifici e anche escludendo eventuali depistaggi che, approfittando del tempo trascorso, possono essere rimessi in circolazione.

Ci sarebbe un altro compito altrettanto fondamentale da demandare alla Procura Nazionale Antiterrorismo: quello di coordinarsi con gli organi nazionali dell’Antimafia e con le loro articolazioni perché rapporti di collaborazione tra criminalità organizzata e gruppi eversivi sono emersi più volte in passato, fin dal 1970, con il tentato golpe Borghese. Ed è ciò su cui sta indagando la procura di Napoli a proposito della strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984, la strage di Natale.

Dunque ci poniamo una domanda: perché non si è mai fatto in modo che la Procura Nazionale Antiterrorismo esistesse in Italia come in altri Paesi, come la Germania? Se la mafia è un fenomeno criminale che affonda le sue radici nella storia italiana, lo è anche il terrorismo e con una struttura dedicata solo a essa si può pretendere di arrivare a risultati concreti.