Non solo film venduti alla Rai a prezzi gonfiati per evadere le imposte. Adesso, le indagini della Procura di Roma aperte qualche mese fa sulla gestione del denaro da parte della tv pubblica si allargano e nel mirino degli inquirenti ci sono finiti una serie di film e prodotti televisivi che sarebbero stati comprati da Rai Cinema, senza mai essere trasmessi. Ovviamente, essendo un’azienda pubblica, si tratta ancora una volta dei soldi dei contribuenti, che pagano per pellicole che non vedranno mai, nonostante siano già state acquistate.

In effetti Rai Cinema, che come realtà è nata il primo giugno del duemila, di soldi ne ha spesi eccome. Ogni anno infatti vengono spesi circa 200 milioni di euro. Di questi, 150 milioni vengono utilizzati per acquistare film, serie televisive e tutto ciò che vediamo ogni sera sui nostri schermi. Gli altri 50 milioni invece vengono investiti nella produzione cinematografica, ossia i film in collaborazione con Rai, che poi vengono diffusi nelle sale. Così al vaglio degli inquirenti romani che seguono l’inchiesta, ci sono finiti tutti i bilanci e gli investimenti fatti dal 2004 ad oggi per l’acquisto dei diritti tv. In nove anni infatti le cifre sono esorbitanti: circa un miliardo e 200 mila euro escono fuori dalle casse dell’azienda di Stato per l’acquisto di prodotti televisivi. Insomma, bisogna capire come siano stati spesi quei soldi, e soprattutto perché una parte di essi sia stata utilizzata per comprare film mai più trasmessi.

Ma procediamo con ordine. Quella sulla Rai è un’indagine fotocopia rispetto all’inchiesta madre sui diritti tv. Ossia il ben noto caso Mediatrade che in questi giorni si sta discutendo in udienza preliminare, e per il quale il sostituto procuratore di Roma, Barbara Sargenti, ha richiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, assieme al figlio Piersilvio, vicepresidente di Mediaset, al produttore Frank Agrama e ad altri otto. Come per Mediaset, i magistrati romani hanno il dubbio che anche nel caso Rai sia stato applicato il cosiddetto “metodo Agrama”, dal nome di Mohamed Farouk Agrama, meglio conosciuto come Frank, un egiziano che vive a Los Angeles e compra per conto di terzi.

Nel caso Mediatrade gli inquirenti hanno accusato l’imprenditore di aver creato delle società utilizzate per far lievitare i costi in modo che le aziende del gruppo Mediaset potessero poi portare le cifre in detrazione. E per questo gli indagati di quel procedimento rischiano di finire sotto processo. Così è sorto il dubbio che vi sia un modus operandi simile anche in Rai. Anche perché un collegamento proprio con Frank Agrama già divenne noto qualche anno fa, precisamente nel 2007, quando nei palazzi della procura di Milano i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spataro stavano anche loro indagando sempre sui diritti tv di Mediaset.

Da una rogatoria infatti emersero pagamenti fino al 1999 per circa 500 mila dollari dai conti svizzeri dell’imputato Daniele Lorenzano (già consulente Mediaset e anche lui tra i dodici che rischiano di finire sotto processo per l’inchiesta romana Mediatrade) a sua volta bonificato da Agrama al conto “Batigol”. E di chi era quel conto? E’ venuto fuori che fosse di Carlo Macchitella, all’epoca funzionario della Rai e responsabile proprio degli acquisti. Era il 2007 quando uscì questa notizia e Macchitella si difese giustificando quei soldi come pagamento per la vendita di beni da lui ereditati, quali statuette e vasi antichi, e che Daniele Lorenzano, appassionato di arte, avrebbe acquistato. In quel caso le indagini dovettero fermarsi, anche perché risalendo il pagamento al 1999, il reato sarebbe stato comunque già prescritto. Tanto che Macchitella non fu neanche indagato. Tuttavia i magistrati hanno deciso di vederci chiaro sulla gestione della Rai, e così a distanza di anni, hanno riaperto il caso. Insomma ci sono dubbi che come Macchitella, che all’epoca si dimise e che ad oggi lavora come produttore cinematografico, ce ne possano essere altri.

da Il Fatto Quotidiano del 17 maggio 2012