La partita che si gioca nel week-end a Monza, terreno da sempre fertile per Pdl e Lega Nord, ha un valore simbolico. Dopo cinque anni di governo del centrodestra, la città ha dato un segnale molto forte al primo turno delle amministrative, assestando le preferenze maggiori al centrosinistra che ha formato una coalizione molto allargata e si è aggiudicato il 38% dei consensi. Il candidato sindaco del Pdl, il presidente dell’ordine dei farmacisti italiani Andrea Mandelli, si è dovuto accontentare della metà dei voti rispetto al suo sfidante, Roberto Scanagatti. Ma sarà il ballottaggio domenica e lunedì a rivelare se il centrosinistra confermerà il suo risultato strappando agli azzurri il comando sulla terza città della Lombardia o se il centrodestra riuscirà un’inaspettata riconquista.

Al momento il favorito è Scanagatti, che rappresenta la vecchia guardia del Pd, è in consiglio comunale dagli anni Ottanta, è stato assessore a Monza nella passata amministrazione di centrosinistra dal 2002 al 2007 , (lo è stato anche a Sesto San Giovanni fino ad oggi) ed è uscito vincitore delle primarie con un trend inverso al resto della penisola. Ma quello che sta tentando Mandelli è di recuperare voti sull’astensionismo. Una buona fetta dei monzesi, circa il 45%, al primo turno aveva scelto di non recarsi proprio alle urne oppure di rendere nulla la sua scheda (spesso scrivendoci insulti sopra) conquistando così la maglia nera in Italia per astensionismo. E allora lui ha deciso di puntare su questo, affiggendo per tutta Monza manifesti in cui invita a scegliere «altrimenti gli altri sceglieranno per te». A questa strategia per convincere gli incerti, il Pdl ha poi unito la più classica delle campagne: sventolare lo spauracchio dei “comunisti”. E così sono comparsi cartelli rossi che inneggiano a Sesto San Giovanni (che confina con Monza) e mettono in guardia i monzesi con gli slogan di questo tipo: “Non consegniamo la città alla Sinistra”. La campagna elettorale in città per il Pdl è stata molto dura tanto che alla fine gli azzurri hanno ottenuto la metà dei consensi rispetto alla regionali del 2010 e un terzo rispetto alle Politiche del 2008.

Eppure lo scenario del ballottaggio nella città del Nord che è stata al tempo stesso roccaforte di Silvio Berlusconi e patria dei ministeri leghisti, è ancora incerto, anche se per molti la vittoria di Scanagatti sembra scontata. Lo stesso ex presidente del Consiglio ha tentato di mediare in prima persona per chiudere nuove alleanze e avere dalla sua parte nuovi consensi, ma non è riuscito nell’intento. L’Udc che pure era stato lusingato, è andato per la sua strada e ha lasciato liberi gli elettori di esprimersi al ballottaggio, come pure hanno fatto il Fli (che a Monza ha corso per conto suo), i ragazzi della lista più giovane d’Italia che il Cavaliere ha invitato a casa sua senza però riuscire a convincerli ad unirsi a lui e il Movimento Cinque Stelle. La vera domanda quindi è: dove finiranno questi voti e a chi faranno aggiudicare la vittoria?